I cinque senatori che hanno fatto andare sotto l'esecutivo

Sono tre senatori a vita e due &quot;irriducibili&quot; della sinistra radicale ad aver fatto inciampare il governo a palazzo Madama sulla politica estera. Il centrosinistra si è fermato a quota 158 voti, due in meno del quorum richiesto. <a href="/a.pic1?ID=158716"><strong>Turigliatto: &quot;Io pentito? No...&quot;.</strong></a><strong> </strong>E De Gregorio protesta: <strong><a href="/a.pic1?ID=158717">&quot;Non accetto lezioni di moralità&quot;</a></strong>

Roma - Tre senatori a vita e due «irriducibili» della sinistra radicale. È la curiosa cinquina che ha fatto inciampare il governo a Palazzo Madama nella votazione sulla politica estera. Il centrosinistra si è fermato a quota 158 voti, due in meno del quorum richiesto di 160 sì. Giusto quelli dei senatori a vita Giulio Andreotti e Sergio Pininfarina che a sorpresa, hanno deciso di astenersi. Da ricordare che al Senato l'astensione ai fini pratici vale come un voto contrario, dunque i due voti dei senatori a vita hanno pesato enormemente. Il terzo senatore a vita che ha dato un dispiacere alla maggioranza è l'ex capo delo Stato Oscar Luigi Scalfaro: ma se questa volta non ha votato con la maggioranza la colpa è di una fastidiosa influenza che lo ha tento bloccato a letto. L'altro ex capo dello Stato, Francesco Cossiga, ha votato contro la maggioranza, ma il suo no era stato ampiamente annunciato e spiegato da molti giorni. A favore del centrosinistra hanno votato invece Rita Levi Montalcini e Emilio Colombo. Nel voto sono mancati anche i due «pasdaran» della sinistra radicale Ferdinando Rossi e Franco Turigliato: entrambi hanno deciso di non prendere parte alla votazione. Inutile, a questo punto, si è rivelato il pressing sugli altri dissidenti, che in extremis hanno votato sì, sia pure obtorto collo: il verde Mauro Bulgarelli, che si è autosospeso dal partito, il leader della minoranza di Rifondazione Comunista Claudio Grassi, la senatrice dell'Italia dei Valori Franca Rame. Altra sorpresa amara quella del presidente della commissione Difesa Sergio De Gregorio: il transfuga dell'Italia dei Valori, da tempo fuori dalla maggioranza, ieri aveva manifestato una certa disponibilità a votare a favore, ma alla fine ha optato per il voto contrario.