I Cinquestelle inciampano nel buonismo

Egregio direttore, alle scorse votazioni per il comune di Torino, io e mia moglie -come tanti altri- abbiamo votato Appendino sul semplice presupposto che fossa l'unica in grado di eliminare (anche se solo in parte) il cancro rosso che per anni ha mangiato Torino. Ora leggo della iniziativa dei 5stelle di adottare un clochard. Bella idea, se non fosse che all'atto pratico mi sorgono parecchi dubbi: 1) Come lo scelgo? da un catalogo, da una passerella, uomo o donna? giovane o vecchio, il tutto a mia scelta o è un pacchetto chiuso? 2) Se mi metto in casa un estraneo gradirei sapere se gode di buona salute o quanto meno, che non qualche malattia pericolosa. Chi garantisce? 3) Quando entra in casa i suoi abiti come sono? Puliti o con pulci o pidocchi? 4) Ricevo trecento euro al mese? Ma sta assessora Schellino ha mai fatto i conti di cosa costa vivere? Lo mantengo a pane e patate? Qui mi fermo. Ma sta gente sa cosa fa o -peggio- cosa propone? Comincino con il buon esempio e se ne prendano uno in casa, uno per assessore. E la sindaco ne rifili uno al padre ingegnere, con villa in collina. Li facevo meno stupidi ma sono oscenamente politicamente corretti.

Piero Biglia

Caro Piero, come dire: chi è causa del suo male pianga sé stesso. A Torino i Cinquestelle chiedono ai cittadini di adottare i barboni, a Roma una delle poche decisioni prese in quattro mesi è di stanziare dodici milioni per i campi rom. Gesti politicamente corretti ma lontani anni luce dalle esigenze e dalle priorità dei non pochi italiani che hanno riposto fiducia in loro. E poi ci risiamo con la politica del welfare alla rovescia: paghiamo le tasse perché le istituzioni preposte assistano chi rimane indietro e non ce la fa e poi ci chiedono ulteriori sforzi economici e personali. Tra l'altro ogni atto di beneficenza dovrebbe poter essere dedotto dalle tasse, proprio perché chi lo compie si sostituisce a un dovere dello Stato. Capisco quindi la sua rassegnata ironia. In fondo lei con il suo voto ha già dato, adottando persone - consiglieri e assessori - che erano destinati alla disoccupazione perenne.