I cittadini danno i voti ai dipendenti: ora possiamo dire la nostra

Il debutto degli Emoticon, viaggio negli uffici dell’anagrafe dove è iniziata la lotta ai
fannulloni. Gli utenti: «Le faccine sono un servizio utile e uno stimolo
a fare di più»

Parte a singhiozzi il televoto del Comune di Milano. I cittadini scrutano quello strano totem elettronico a lato degli sportelli dell’anagrafe, ma esitano ad avvicinarsi. Soprattutto gli stranieri. «Io non posso votare» si giustifica un uomo bulgaro, esasperato da mille trafile burocratiche. Ma non sa che per votare non servono documenti, non serve dare né nome né cognome. Tutti, stranieri compresi, possono esprimere il loro parere sui servizi della pubblica amministrazione. Faccino sorridente se non hanno trovato coda, faccino triste se gli operatori allo sportello sono stati scortesi. Tutto qui. Le prime esitazioni sono giustificabili. Gli emoticon, voluti dal ministro Renato Brunetta per tastare il grado di soddisfazione dei cittadini, sono una novità assoluta all’interno degli uffici comunali. Una sorta di «grande fratello» che, in tempo reale, dà la pagella ai dipendenti. «Ma così - osserva una signora - il Comune si tira la zappa sui piedi. Soprattutto se il giudizio va espresso su certi uffici». Può essere. Ma quella «zappa sui piedi» serve anche a correggere il tiro su quello che non va. Oppure a premiare i dipendenti più bravi. Gli emoticon insomma sono anche uno stimolo per gli addetti del Comune a fare di più.
Dopo aver capito in cosa consiste il voto tramite le faccine, tutti, all’unanimità dicono che è una bella idea. Abbiamo raccolto qualche parere all’ufficio protocolli nella sede dell’Anagrafe di via Larga, una delle sedi da cui è partita la sperimentazione. «È un servizio utile - sostiene Susanna, al sesto mese di gravidanza -. Tante volte allo sportello ho trovato persone maleducate. In via Rugabella, per un minuto di ritardo mi hanno chiuso la porta in faccia e mi hanno fatto ritornare negli orari d’ufficio». Anche Mario, in coda con un plico di documenti in mano, approva il progetto di Brunetta: «Nel mondo del pubblico impiego c’è spesso gente che fa poco. Senza discriminazioni, ma è utile poterlo segnalare». Ferdinando arriva dallo Sri Lanka e per un documento di residenza ha perso tutta la mattinata: «Sono qui dalle 9 del mattino - si lamenta - pretendono tutti che scriva lettere in italiano perfetto. Non si rendono conto che per uno straniero è complicato». Per questo sceglie la faccina rossa: Comune bocciato. Cloé, una ragazza francese, vota invece faccina verde. «Rispetto ad altri uffici - sostiene - qui funziona tutto. In aeroporto è molto peggio, i computer si bloccano e per un semplice documento ci si mette una vita». Cristian, 29 anni, dà giudizio positivo: «Niente fila, ho fatto tutto in fretta». Dietro di lui intanto una dipendente comunale di passaggio infuria: «Dite a Brunetta - si scalda - di fare cose davvero utili, altro che i faccini. Non c’è rispetto per la pubblica amministrazione, per il nostro lavoro».
Simona, tuta da ginnastica e frangetta bionda, passa distratta. Poi, quando con la coda dell’occhio vede il totem, sussulta in un «Oh, Brunetta». Si è ricordata di aver sentito parlare della novità dei faccini: «Ecco perché allo sportello sono stati così veloci. È perché da oggi si vota - scherza -. È una bella idea, spero si diffonda in ogni ambito». Arianna, di corsissima, è di poche parole, ma chiare: «È un bene poter esprimere la propria opinione, di solito non si fa». L’esperimento dei faccini on line è solo all’inizio. Per ora funziona all’ufficio protocollo, ai servizi funebri, alle carte d’identità elettroniche. Nei prossimi mesi si diffonderà in più uffici comunali. Chi è in fila, chi risolve un problema legato ai documenti, o chi, viceversa, viene rimbalzato da un ufficio all’altro, potrà dire la sua.