I cittadini esasperati: «Non c’è sicurezza»

Risse, borseggi, molestie sessuali. Alla stazione Tiburtina (e nei dintorni) succede questo ed altro. Il secondo scalo ferroviario della Capitale è diventato negli ultimi tempi il punto di ritrovo di sbandati di ogni tipo, barboni, immigrati, rom, spesso protagonisti di fatti di cronaca. L’allarme viene da un’associazione di abitanti del quartiere, «Rinascita Tiburtina», che, nata proprio per risolvere il problema sicurezza, conta circa 250 famiglie a pochi mesi dalla sua nascita. «Gli abitanti della zona non ce la fanno più, passare sotto la sopraelevata della tangenziale per tornare a casa è diventato rischioso» racconta Andrea Natoli, portavoce dell’associazione. «Si è arrivati a una tale esasperazione che due giorni fa alla stazione alcuni cittadini hanno quasi linciato uno scippatore». Ci sono stati contatti con il Municipio III e con i vigili urbani, ma, spiega Natoli, «abbiamo avuto ascolto e dichiarazioni di solidarietà. Purtroppo non è mai chiaro a chi spetti intervenire, nessuno riesce a risolvere il problema sicurezza. Forse ci sono altre priorità. Siamo di fronte ad un vero e proprio “muro di gomma”». Ogni tanto le forze dell’ordine eseguono un blitz per identificare ed allontanare i personaggi sospetti. «Ma non basta», accusano i cittadini. Infatti la Polfer non ha competenza fuori della stazione, e il presidio fisso dei vigili urbani concesso dopo una protesta degli abitanti a luglio non risolve: i vigili non possono compiere operazioni di ordine pubblico.