I clandestini a bordo? Ecco quanto è facile imbarcare le "amiche"

Basta far richiedere un "passaggio familiare" da un sottoposto e il costo è zero. Oppure si registra la persona come "visitatore"

L’armatore della sfortunata nave Concordia smentisce seccamente la presenza di «clandestini» a bordo, ma sugli hotel galleggianti ci sono sistemi per imbarcare qualcuno, magari un’amichetta, senza tanta pubblicità.

Forse non sarà il caso della società Costa, ma chi ha comandato navi passeggeri spiega al Giornale i vari sistemi. Il primo è perfettamente previsto dal contratto per i membri dell’equipaggio, che hanno la possibilità di usufruire dei cosiddetti «passaggi familiari». In pratica possono prenotare la crociera per i loro parenti stretti come genitori, mogli, figli e pure conviventi. L’agevolazione non necessariamente prevede la richiesta di una cabina in più. In questo caso il costo è zero. Se invece si vuole una cabina per l’ospite si paga una tariffa solitamente agevolata. I familiari vengono imbarcati con la dicitura elettronica «GD0000». Poi c’è il piccolo sotterfugio per le amichette. «Esiste un’usanza comune a bordo per le persone sposate, come può essere un comandante, che desidera invitare una donna - spiega un ufficiale di grande esperienza di crociere -. Non può avanzare una richiesta di passaggio familiare e allora il capitano “ordina” a qualcuno dell’equipaggio di farlo al suo posto». Si evitano imbarazzi e ci si porta comunque l’amica. È di ieri la notizia che Domnica Cemortan l’ospite moldava a bordo di nave Concordia, che fin dall’inizio ha sollevato più di un dubbio, verrà interrogata per rogatoria dalle autorità del suo paese.

Il termine «clandestino» non indica qualcuno che entra di soppiatto e rimane a bordo senza essere scoperto. «Se la gestione di una nave di passeggeri è allegra», spiega una fonte del Giornale, esisterebbe un altro sistema. Una persona può salire a bordo come visitatore e viene registrata nell’apposita lista. «Poi rimane sulla nave che lascia gli ormeggi ma viene smarcata come scesa a terra» sostiene la fonte. Per farlo sarebbe necessaria almeno la compiacenza del capo della sicurezza.

In pratica si tratterebbe di un ospite imbarcato, ma che non risulta nella lista dei passeggeri. Ieri si è smontato il caso della donna ungherese denunciato dal capo della protezione civile, Franco Gabrielli, che non risultava da nessuna parte, anche se dei presunti parenti la reclamavano sostenendo che si trovasse a bordo al momento del naufragio. Il ministero degli Esteri magiaro ha fatto sapere che «la denuncia risulta infondata e si basava sui dati di una donna morta tre anni fa». Probabilmente era un tentativo di truffa per ottenere il risarcimento.

Ieri Costa crociere ha emesso un comunicato in cui sottolinea «che l’azienda ha in atto rigidissimi sistemi di controllo dell’accesso a bordo in aggiunta a quelli effettuati dalle autorità». Bisogna avere un biglietto di viaggio per i passeggeri, oppure una tessera identificativa a lettura ottica per l’equipaggio. «Ai passeggeri, all’accesso a bordo, viene scattata una foto del viso, abbinata poi a un codice a barre identificativo» scrive la Costa. La società aggiunge che «in caso di infrazioni (delle procedure di sicurezza) la compagnia prende severi provvedimenti disciplinari». L’armatore smentisce, con ancora più decisione, che a bordo di Costa Concordia «potessero esserci dei lavoratori clandestini».
Nel frattempo la pubblicazione sul Giornale del tracciato satellitare della nave, dall’impatto con lo scoglio all’incagliamento, continua a sollevare interpretazioni diverse. Per alcuni esperti del settore il comandante Schettino «ha effettuato una manovra di salvataggio» evitando il peggio.

La maggioranza dei lupi di mare, compresi ufficiali stranieri, sostengono che Schettino ha cercato con un colpo di timone di evitare all’ultimo momento lo scoglio, ma poi tutto è avvenuto non per una manovra voluta. Per portare la nave a riva «con il black out e la sala macchine allagata, le eliche laterali non potevano funzionare» scrive un gruppo di ufficiali.

Un ex comandante della Marina militare parla senza mezzi termini «di fortuna sfacciata» nell’incagliarsi sull'isola, piuttosto che inabissarsi al largo. Forse la verità sta nel mezzo, come fa notare una fonte del Giornale: «C’era vento di traverso (da nord est). Una nave passeggeri è un grattacielo, che fa da enorme vela. Lo spostamento lentissimo verso il Giglio, dove Costa Concordia si è incagliata, può essere semplicemente dovuto alla forza del vento sfruttata da chi era a bordo».
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