Via i clandestini, lo dice anche l'Ue

Varata dall'Ue la direttiva sulle espulsioni dei clandestini: fino a 18 mesi nei Cpt, divieto di rientro per 5 anni. Maroni: &quot;E' la nostra legge&quot;. La rivincita di Maroni: <strong><a href="/a.pic1?ID=266823">&quot;La nostra legge è la strada giusta&quot;</a></strong>

Roma - All’unanimità passa a Lussemburgo la «direttiva rimpatri» dell’Unione Europea. Gli immigrati clandestini che non forniscano le loro generalità potranno essere detenuti fino a 18 mesi. E una volta accertata la loro provenienza e rispediti a casa, potrebbero trovarsi davanti ad un divieto di 5 anni di rimettere piede in uno dei 27 paesi soci della Ue. Si chiude insomma un capitolo lungo già tre anni e molto discusso (Amnesty International intensifica la sua protesta perché la norma riguarda tutti: compresi i bambini), anche se le forche caudine vere le si affronteranno il 18 di questo mese, quando a Strasburgo l’Europarlamento dovrà votare la direttiva senza alcuna modifica, pena il dover ricominciare da capo.

Ma il segnale che arriva da Lussemburgo è comunque forte: l’Europa ha deciso di adottare misure drastiche per frenare un fenomeno che sempre più sta preoccupando le opinioni pubbliche di tanti Paesi (basti pensare che la commissione Barroso parla di 8 milioni di clandestini nei 27 paesi e del fatto che nella prima metà del 2007 se ne sono arrestati 200mila ma espulsi meno di 90mila): e infatti oltre al rimpatrio, è in via di ultimazione la messa a punto del pattugliamento congiunto dei confini Ue e il «via» all’accesso nel continente solo a chi avrà documenti con dati biometrici. Né la cosa si dovrebbe fermare qui: se infatti il ministro sloveno degli Interni Dragutin Mate si augura di poter dare il via formale alla «direttiva rimpatri» il prossimo 21 giugno, in consiglio europeo, dopo un voto positivo a Strasburgo, proprio l’appuntamento di Bruxelles sarà l’occasione per Sarkozy per presentare il suo «piano di immigrazione per la Ue» che il capo dello Stato francese ha intenzione di far decollare poi concretamente nel consiglio che chiuderà la presidenza dell’Unione da parte del governo di Parigi, a dicembre. E nelle sue intenzioni, oltre alle decisioni già assunte, c’è soprattutto l’idea di mettere in atto una serie di azioni nei confronti dei paesi da cui proviene l’immigrazione: aiuti economici, innanzitutto, con cui far lievitare il livello di vita di quei popoli, maanche blocchi agli aiuti e a relazioni diplomatiche e commerciali nel caso non si riscontrasse una effettiva volontà di collaborazione. Particolarmente soddisfatto - dopo le decisioni di ieri - Roberto Maroni.

Il titolare del Viminale, concluso il summit dei ministri degli Interni, ha battuto a lungo il tasto della «identica linea» che si è assunta a Roma col pacchetto-sicurezza e poi a Lussemburgo, a livello comunitario. Poco prima era stata Jole Santelli, vicepresidente della commissioneAffari costituzionali della Camera ad accendere i riflettori sulla direttiva che «riprende le linee guida del decreto sicurezza confermandone la correttezza ». In effetti tra la legge italiana e le decisioni dei 27 c’è un filo rosso evidente ed abbondante: il prolungamento del fermo fino a 18 mesi nei Cpt, qualora il clandestino non voglia fornire le sue generalità («Ma chi declina le sue subito, esce immediatamente e viene rimandato a casa sua» precisa Maroni) e, naturalmente, il rimpatrio obbligatorio. Questioni, entrambe, che erano stato seccamente contestate dalla sinistra italiana, ma che oggi si ritrovano appieno nella direttiva messa a punto da Mate che ieri si è mostrato abbastanza ottimista sul voto dell’Europarlamento, fra una decina di giorni. «Perché sono ottimista? Ho parlato con i relatori ombra dei maggiori gruppi all’assemblea di Strasburgo e loro si sono detti favorevoli...», ha spiegato il ministro sloveno.

In realtà le cose non sono così scontate. Il Gue (che raccoglie la sinistra radicale del continente) è decisamente contrario al provvedimento, così come i verdi. Tra i socialisti alcuni sembrano favorevoli al varo, ma altri che invece premono per emendamenti (il che però riporterebbe il tutto alla linea del via, ben lontana dal traguardo), mentre popolari, liberali, Uen e euroscettici hanno fatto sapere di essere favorevoli. È sul filo di lana che si giocherà così il voto del 18 all’Europarlamento di Strasburgo. Anche se i governi, a prescindere siano di centrodestra o centrosinistra, ne reclamano l’applicazione immediata