I clochard si uniscono e creano un blog

da Milano

Erano gli invisibili, gli ultimi: ora, grazie a internet, sono pronti a uscire allo scoperto per raccontare tante storie di strada, alcune veramente incredibili, ma soprattutto a dire la loro su se stessi.
Sono i clochard del capoluogo lombardo che per primi, forse per quella caratteristica tutta milanese di essere operosi, hanno dato vita a un blog con l'ambizioso obbiettivo di creare una rete di siti dei senza dimora.
Tra loro, ci sono ex tossicodipendenti, ubriaconi, qualche volontario di associazioni; alcuni sono giovani, altri la «vita» la fanno da vent’anni. C'è Antonello, che ha più tatuaggi di un samurai, Marco Faggionato, il poeta di strada, che ha scritto anche un libro e quando gli hanno dato una casa, la prima notte ha «dormito nei giardinetti di fronte», c'è la signora Mutti, che fa l'impiegata in un'assicurazione e che dà loro una mano, ma ci sono anche tanti senza nome; e poi c'è Victor, il filosofo: «Chissà, forse ce la faremo, forse riusciremo davvero a consolidare questa corte dei miracoli quel tanto che basta per creare una rete di blog. E allora dovranno accorgersi di noi, e non potranno più fare le politiche sociali sulla nostra testa, non saremo più gli invisibili, i senza parola».
Il sito, www.stazionemilano.splinder.com, è pieno di storie di strada.
Chi conosce la realtà dei senzatetto, sa quanto sia difficile, per il privato sociale, gestire percorsi di recupero per i senza dimora. «È gente abituata alla libertà - spiega un volontario -. Quindi non si riesce a tenerli a lungo nei dormitori o in centri di accoglienza con regole rigide». Ecco perché i clochard puntano a riuscire a mettere in piedi una casa di prima accoglienza autogestita. Ma per ora è solo un sogno. Il blog, invece, è già una realtà. Questi blogger sui generis, sono riusciti a superare le difficoltà della Rete come sempre: arrangiandosi. C'è quello che riesce a farsi prestare un pc portatile ogni tanto, o quello che s'infila in un Internet point e manda una mail. Con che soldi? Quelli di molti caffè non bevuti.