I Cobas smascherano le bugie di Tursi sull’Ici

E Savona ironizza: «Adesso non siamo la città più cara C’è una gara in corso»

Diego Pistacchi

L’Ici più alta per colpa della Finanziaria di Berlusconi. L’Ici più alta per colpa dei dipendenti comunali che guadagnano di più. «Ma stiamo veramente scherzando»? A chiederselo, oltre ai cittadini genovesi, sono i Cobas, l’ala dura del sindacato. Che aggiungono: «In quasi 9 anni di amministrazione Pericu a quanti milioni di euro ammontano le consulenze di questa amministrazione? E inoltre: quale è stata la somma spesa per i viaggi e le spese di rappresentanza in occasione di Genova 2004 capitale della Cultura? Fuori le cifre». Un attacco che arriva da fonte insospettabile, da chi certo nonpuò essere tacciato di simpatie filogovernative. E che mette a nudo i conti di Tursi, dimostrando come la scelta della maggioranza in Comune di far impennare le aliquote Ici sia «del tutto ingiusta» perché porterà «aumenti pesantissimi, anche di oltre il 35 per cento nelle zone più popolari». Una stangata della sinistra ai danni dei ceti più deboli, tradotto in slogan neppure troppo semplificato.
I Cobas smascherano la giunta anche quando dice che dei 46 milioni che mancano nelle casse 26 derivano dai tagli della Finanziaria e 20 dagli aumenti di gasolio e stipendi dei dipendenti comunali. «Ma di quali aumenti contrattuali si straparla? - attaccano i delagti delle rappresentanze sindacali unitarie del Comune -. Il rinnovo contrattuale è in ritardo di due anni. Sta scadendo anche questo secondo biennio senza che siano stati neppure convocati i sindacati per iniziare la contrattazione». Un altro passaggio che taglia le gambe alle scuse del Comune? «Giusto un anno fa, quindi molto prima che la Finanziaria del “cattivo” Berlusconi decidesse nel medesimo senso, la giunta decise, dopo l’insorgere della Curia genovese, di esonerare dal pagamento dell’Ici gli istitui religiosi anche per i locali di proprietà ad uso commerciale».
Se l’affondo dei Cobas toglie ogni possibile alibi a chi vuole scaricare tutta la colpa dei rincari voluti dal Comune sul governo, da Savona arrivano altre stilettate. «La gioia del trionfo savonese per aver ottenuto il primo posto nazionale è durata il breve spazio di una giornata - affonda Vito Cafueri, consigliere alla IV circoscrizione savonese -. Dopo sole 24 ore leggo che Genova ha elevato l’aliquota dal 5.8 al 6.2 per mille. Non credo al sindaco Giuseppe Pericu che dice che sono stati costretti per far quadrare i conti. Si è in me maturata la convinzione, forse errata, che Genova ci sia rimasta male non tanto per il fatto di essere stata battuta da province quali Roma e Bologna, ma per il fatto che una provincia ligure l’abbia superata».