I Coldplay a Madrid lanciano "Mylo Xyloto",Noi i nuovi U2? "Un onore il paragone con loro"

Nella capitale spagnola mega concerto in diretta mondiale sul web. La band lancia il nuovo album "Mylo Xyloto" con ritmi sincopati e anni Ottanta. Chris Martin: "Non mi dà fastidio essere paragonato a Bono: è un onore". I Coldplay saranno a Milano, a San Siro il prossimo 26 giugno

Madrid - Ma alla fine ai Coldplay il rock va stretto. Basta vederli subito, qui nella sala grigia di un hotel del cen­­tro, loro così carichi di colori che il rock è proprio un’altracosa.«Il no­stro nuovo cd Mylo Xyloto è una te­la bianca volutamente ambigua» dicono infatti. Potessero, svolazze­rebbero qui e là dal folk all’am­bient, accenderebbero un cero a Brian Eno e addio a chitarroni e pal­chi kolossal come quello di ieri sera alla Plaza de Toros dove in mondo­visione via YouTube hanno fatto il vernissage del loro nuovo corso.

So­no, per dirla in poche parole, la band del vorrei ma non posso. O non posso ancora.Eppure l’ultimo cd, quel Viva la vida che è impossi­bile definire brutto, è stato il più venduto del 2008, roba da milioni di copie e pure di fatturato. Anche volendo, non si può far finta di nul­la. E così, quando entrano qui dopo essere stati radiografati dai flash, annunciando ridendo che «ciao, siamo gli U2!», proprio nel giorno in cui i bookmakers danno altissi­ma la possibilità che gli U2 vadano in pensione, si capisce che recitano una parte che loro vestono benissi­mo ma c­he ha un copione dallo svol­gimento incerto, happy end o fina­le choc, sublimazione in icone del­l­a musica oppure lenta svaporazio­ne in mestieranti. Incontrano dun­que la stampa mondiale, un rito da super rockstar d’altri tempi.

Ma al­la fine­tutto diventa un cazzeggio ti­po quello che il cantante Chris Mar­tin, bello e adolescente per sem­pre, inscena sui segreti del nuovo al­bum: «Abbiamo scoperto un tipo di torta al cioccolato che non fa in­grassare. Sapete, stiamo invec­chiando ed è importante restare in forma». Oppure: «Io poeta? No, al massimo sono vero». O, ancora, sul duetto con Rihanna, che rende Princess of China realmente uno dei brani più vincenti del disco: «La magggior parte degli artisti vorreb­be collaborare con lei. E di sicuro è la migliore voce che si sia mai ascol­tata in un disco dei Coldplay ». Risa­tine.

Insomma, nel limbo dorato nel quale oggi luccicano questi quat­tro Tq londinesi (sono tutti rigoro­samente trentaquarantenni), glori­ficati da quasi cinquanta milioni di copie vendute con quattro dischi, non ci sono ricette predefinite per­ché l’obiettivo finale, come spiega­no un po’ confusamente, è quello di «essere positivi». Non per nulla Mylo Xyloto è quello che negli anni ’70 sarebbe stato pomposamente chiamato concept album, è in so­st­anza la storia di due persone diffe­renti tra loro che alla fine si riunisco­no in nome dell’amore. Niente di che, per carità, e difatti Chris Mar­tin dice che «non parliamo mica di miti e dragoni», come facevano i gruppi progressive. E neppure è ve­ro, come qualcuno ha ovviamente ipotizzato perché, si sa, anche la critica musicale è spesso vec­chio stampo, che l’album sia stato ispirato da White rose, un movimento non violento che dal 1942 al 1943 partì dal­l­’Università di Monaco per fare op­posizione al Terzo Reich:«Calma – spiega saggiamente Chris Martin – noi facciamo canzoni e il nostro li­vello è più basso ».Alla fine,per capi­re i nuovi Coldplay – perché così nuovi non sono mai stati – bisogna ascoltare questi brani, dai ritmi sin­copati e t­remendamente anni Ot­tanta di Hurts like heaven fino al­le tastiere sognanti di Up with the birds . C’è, manco a dirlo, lo spirito di Brian Eno, che qui è su­pervisore ossia un primus inter pares tra i produttori, e che ha aiuta­to i Coldpla­y a frantumare ogni bar­riera per essere la band rock che sal­verà il pop diventando un bignami della bella musica, capace di rag­giungeremilionatediragazziovun­que ma anche ( il «ma anche» è fon­damentale) la critica e gli opinion makers in ogni continente. E quin­di va da sé che loro adesso evitino i superlativi: «Nellastoriadellamusi­ca saremmo al massimo tra i primi cinquantaperchégentecomeBeat­­les, Rolling Stones, Stevie Wonder, Michael Jackson o Bob Marley vie­ne molto prima di noi ». Ci manche­rebbe. E vengono prima anche gli U2. «Mi dà fastidio essere continua­mente paragonato a Bono? Ma figu­rati, è un onore», dice lo slavato Chris. E per forza, lui è next, ossia l’altra generazione. Il futuro, si po­trebbe dire (con tanto ottimismo).