Tra i colleghi di Palazzo Marino torna la paura di Tangentopoli

Volti tesi e sguardi increduli nei corridoi del Comune. Seduta sospesa
in aula L’assessore all’Urbanistica Masseroli subito convocato
nell’ufficio del sindaco

Qualcuno sottovoce ricorda come una vicenda del genere riporti ai tempi di Tangentopoli. «Preso in flagrante con la bustarella, come Mario Chiesa nel ’92». Uno spettro che agita tutto il mondo della politica e specialmente quei consiglieri della maggioranza in corsa per le elezioni regionali. La tegola che non t’aspetti. Palazzo Marino alle sette di sera è nel pallone. Visi tesi, occhi puntati al blackberry, ai siti internet che riportano le agenzie di stampa in tempo reale. Alle quattro del pomeriggio Milko Pennisi, consigliere comunale del Pdl ha risposto puntuale all’appello in aula. In discussione il Piano di governo del territorio che lui, presidente della commissione Urbanistica, ha seguito passo dopo passo (a dicembre il sindaco Moratti lo ha ringraziato pubblicamente in aula per il lavoro svolto). Ci è rimasto poco meno di un’ora, girando tra i banchi, in completo gessato grigio. Scompare, e in un attimo scoppia la bomba. Davanti a Palazzo Marino i manifestanti al presidio dell’Unione inquilini urlano già al megafono che un consigliere è stato arrestato con le mani nel sacco, prima ancora che le agenzie di stampa battano la notizia. Gli ufficiali giudiziari poco prima salgono all’ufficio del Gabinetto del sindaco per notificare l’avviso di perquisizione al secondo piano di via Marino 7, lo stabile di fronte al Comune dove ci sono gli uffici del gruppi consiliari del Pdl e pure quello di Pennisi. Le voci si rincorrono, «non è possibile», «cos’è successo». I consiglieri sono atterriti, tutti afferrano il telefono a caccia di notizie. Il presidente dell’aula Manfredi Palmeri sospende la seduta e con l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli sale nell’ufficio del sindaco. Letizia Moratti è sorpresa, preoccupata. Ha appena finito l’incontro preparatorio per la giunta di questa mattina sul bilancio 2010, con lei ci sono il direttore generale Giuseppe Sala e il segretario generale Giuseppe Mele. Cercano informazioni certe. A preoccuparla è anche il lavoro dell’aula, quel Pgt che zoppica dall’inizio e che ora rischia di arenarsi ancora di più, visto il ruolo di Pennisi nella commissione. Chiede a che punto sono i lavori, quali sono le prossime scadenze. Non è un caso che l’opposizione colga al balzo l’episodio, «la discussione a questo punto non può riprendere finché non si chiarisce se si tratta di un episodio individuale o se ha dimensioni più ampie e problematiche» avverte il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino. Alla buvette, ironia della sorte, sono avanzati dei pasticcini. Spariscono in un attimo, anche se nessuno ha voglia di festeggiare. Non certamente il sindaco che per dovere istituzionale intorno alle 20 lascia il palazzo per andare a ritirare il premio «Conca di Leonardo». Ma il pensiero è alle ripercussione d’immagine per la giunta, per il Pgt che tanto faticosamente sta cercando di far approvare.
Al bar Marino, di fianco all’ufficio di Pennisi dove le Fiamme gialle hanno perquisito la stanza e portato via fascicoli, verso le otto si ritrovano intorno a un tavolo i consiglieri del Pdl che sono ancora nei paraggi. Si fanno supposizioni, e i conti delle conseguenze elettorali di una vicenda che i tg nazionali stanno già per mandare in onda. Basilio Rizzo, consigliere storico di opposizione che bazzica il Palazzo dal 1983 non affonda il colpo ma ammette che «il clima e lo sconforto che ho percepito oggi in aula mi ha riportato a quindici anni fa». Tangentopoli, ancora una volta l’incubo che ritorna.