I colonnelli: decisione nell’aria Nasce un nuovo stato maggiore

Alemanno: ora dobbiamo aspettare le conseguenze

Fabrizio de Feo

da Roma

È il giorno del silenzio e dell’attesa dentro Alleanza nazionale. Il colpo di biliardo, la «spaccata» con cui Gianfranco Fini, a sorpresa, licenzia un’intera classe dirigente, azzerando almeno momentaneamente l’organigramma, semina stupore e incredulità dentro il partito.
I sentimenti dei parlamentari di via della Scrofa attraversano tutti i colori dello spettro visivo. C’è il grigio di chi si sente messo in discussione e l’azzurro di chi vive come una svolta la mossa finiana e alza la testa dopo anni di conformismo. Un clima in cui vengono alla luce scorie sedimentate nel tempo e desideri di rivalsa a lungo sopiti. «Dopo lo sgradevole episodio del bar romano era una scelta inevitabile», dicono parlamentari vicini al leader. «Quelle sono cariche fiduciarie e quando manca la fiducia è come se non esistessero più». Che la «decisione fosse nell’aria» lo conferma Gianni Alemanno, informato dallo stesso Fini mentre insieme volavano verso Bruxelles. Il ministro delle Politiche agricole, laconico, si limita ad aggiungere: «Vedremo in settimana le conseguenze concrete che ne deriveranno». Una scelta improntata alla prudenza che viene sposata anche da Ignazio La Russa. «Di queste questioni mi occuperò esclusivamente nelle sedi di partito mantenendo assoluta fiducia nelle decisioni di Fini».
Qualche parola in più la concede Francesco Storace: «Era inevitabile e me lo aspettavo. Arriva un tempo in cui bisogna prendere una decisione. Questa è la conferma che il partito ha il suo leader e adesso vedremo quello che succederà. Ma non credo sia un danno». Per Adolfo Urso, l’azzeramento è «un elemento necessario di chiarezza in vista della direzione nazionale». Una tesi sposata anche da Giovanni Collino che parla di «una decisione legittima e forte da cui ora si potrà ripartire nella chiarezza». Mario Landolfi, invece, già intravede la definizione di «uno schema organizzativo del tutto nuovo». Ed è proprio sul nuovo «schema», sul nuovo stato maggiore del partito che Fini sta lavorando alacremente. Ieri il presidente di An è rimasto chiuso nella sua stanza a via della Scrofa con Donato Lamorte e Marco Martinelli a ridisegnare la mappa dei coordinatori regionali. Su 20 reggenti locali si parla di almeno 8-9 new entries. Quattro conferme sono, però, già date per sicure: quelle di Carlo Ciccioli, coordinatore delle Marche, di Giorgio Holzmann in Trentino Alto Adige, di Adriana Poli Bortone in Puglia e di Riccardo Migliori in Toscana, già «reggente» per conto di Altero Matteoli che ora ne raccoglie ufficialmente il testimone. Molto probabile anche una nuova investitura per Domenico Nania in Sicilia mentre per la Campania si fa il nome di Pasquale Viespoli. In Liguria, invece, salgono le quotazioni di Eugenio Minasso che ha ben operato a Imperia. Fissato anche un primo appuntamento collettivo: entro fine luglio il nuovo drappello di dirigenti si ritroverà con Fini a Roma per una riunione dedicata alla «ripartenza» del partito.
Per quanto riguarda i dipartimenti, il leader di An vorrebbe piazzare nelle caselle di comando personaggi non ancora balzati agli onori delle cronache ma senza attingere soltanto al gruppo dei «Fini-boys». Un modo per stemperare gli ardori correntizi con una strategia «soft» di rinnovamento dell’organigramma. In questo senso, nell’ottica di questa «gestione allargata» salgono le azioni di Cristiana Muscardini, Alessio Butti, Stefano Saglia, Giovanni Collino e Roberto Menia: tutti personaggi che non hanno goduto delle luci dei riflettori ma hanno ben figurato e acquisito esperienza politica sul campo. Alcuni di loro, peraltro, sono stati convocati a Roma per la giornata di oggi per ricevere «comunicazioni». I cosiddetti «colonnelli» non dovrebbero, invece, far parte del nuovo organigramma.
Sul tavolo di Fini ci sono anche due appuntamenti spinosi. Il primo sarà quello di Orvieto, sabato e domenica prossimi, dove la mozione Mantovano-Alemanno si ritroverà riunita. Molto probabilmente verrà dettato un chiaro no alla marcia di avvicinamento al partito unico. Quindi la Direzione, dove Fini arriverà sulla scorta delle sue decisioni e dove dovrà fare i conti anche con le possibili contromosse dei colonnelli. Nessuno si aspetta una riedizione del redde rationem consumato nell’Assemblea nazionale. Ma non c’è dubbio che la riunione raggiungerà, comunque, temperature molto elevate.