An, i colonnelli stringono il cerchio intorno a Fini

Il vicepremier si reca alle urne insieme con la moglie: «Affluenza bassa ma aspettiamo la chiusura dei seggi»

Gianni Pennacchi

da Roma

Si apre il dopo-Fini? No di certo, anche perché in Alleanza nazionale non c’è un solo nome per quanto di spicco, che possa aspirare ed abbia i numeri per subentrare al leader, almeno per ora. Però il risultato annunciato dai dati di affluenza alle urne di ieri sera preannuncia ugualmente un cambio sostanziale, e la resa dei conti, anzi l’assalto, è già fissato per il 2 e 3 luglio in Assemblea nazionale, il parlamentino interno di An. E l’obiettivo delle tre correnti - che come sempre marciano divise ma stavolta in convergenze parallele - è quello di «commissariare» il presidente del partito.
Se l’espressione vi pare cruda e alquanto rozza, affidatevi a quelle sussurrate ieri sera dai capi corrente - per gli ignari di cose di destra: Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri per Destra protagonista, Gianni Alemanno e Francesco Storace per Destra sociale, Adolfo Urso e Altero Matteoli per Nuova alleanza - che le grideranno oggi quando l’«errore storico» di Fini, e dunque la sua «sconfitta», saranno incontrovertibili e ufficiali: «Non è questione di leadership ma di metodo», «vera e concreta collegialità nella gestione del partito», «Fini leader ma senza carta bianca». La sostanza non cambia: tutti i colonnelli vogliono che da ora in poi ogni decisione venga presa insieme, che il presidente monarca conservi pure il carisma ma s’abbassi a primus inter pares, son decisi insomma a stringer Fini ai fianchi. Libero di muoversi come una farfalla alla Farnesina, ma per quanto impegna il partito, risponda alle briglie.
Lui però, lo «sconfitto», non sembra disposto a battersi il petto e recitare il mea culpa. Anzi, dal mattino di ieri e ancora a tarda sera reggeva il punto con orgoglio, lo hanno incontrato alle 10 sui Fori Imperiali dove presenziava al via della marcia contro la fame del mondo, e ai giornalisti che lo stuzzicavano Fini ha risposto sereno e deciso: «State tranquilli, andrò a votare con tutta la mia famiglia compresa mia moglie, mia figlia e mia suocera». Poi nel pomeriggio, dopo aver votato alle elementari di Via Novara, ha ammesso che sì, «l’affluenza è bassa, ma aspettiamo domani», avvertendo: «È inutile fare previsioni. Nel referendum sul maggioritario ero con Segni e stavamo già festeggiando, quando a notte fonda il Tg5 diede la notizia del mancato quorum». Infine a tarda sera, quando ormai nessuno più era disposto a scommettere mezz’euro sul quorum, il vicepremier e ministro degli Esteri ha fatto diffondere un comunicato annunciando che «oggi è un giorno molto felice per l’Italia e per l’Europa»: ma si riferiva alla fusione tra Unicredit e Hvb, roba di banche, per cui si era felicitato «personalmente al telefono» con Carlo Salvatori patron di Unicredit.
Gli altri anche, aspettando le 15 odierne, tacciono mentre gongolano. «Ora non parlo, e non è detto nemmemno che parlerò dopo i risultati definitivi», ha risposto ieri sera Storace. Il quale per altro da giorni va ripetendo che lui «non attacca» Fini, vuole soltanto «discutere». Anche Urso, non fa che ripetere: «Ma che gli ha preso a Gianfranco? Ora se ne sarà convinto, che certe uscite non meditate e non discusse, risultano deleterie». E Gasparri: «Ma pure lui, non poteva convocare una riunione sulla libertà di coscienza? Dovevamo scoprire la sua decisione sui giornali?». Per una volta, il giudizio di Gasparri coincide con quello di Alemanno: «Non si può aspirare alla leadership del centrodestra, in rottura col mondo cattolico». E se gli fai notare la stranezza di tanto accordo, l’ex ministro risponde: «Oh, almeno in 5 cose su 10 saremo d’accordo, altrimenti staremmo in partiti diversi». Sentili tutti e sei, i colonnelli: non c’è dubbio che «diverso» è ora il leader. Dunque ecco la linea «unitaria» enunciata da Gasparri: «Il problema non è la leadership ma il metodo. D’accordo su Fini leader, ma senza carta bianca».
Un assaggio delle idi di luglio si avrà probabilmente già domani, al convegno che il Comitato di Todi «aveva già previsto» a Palazzo Wedekind, provvidenzialmente sul tema dello statuto e delle regole. Ci va pure Storace? «Magari venissero tutti», risponde Gasparri. Già, perché l’Assemblea nazionale «va preparata prima, non ci si può andare al buio». Volete che si scateni il fuoco libero e concentrico su Fini? La parola d’ordine è imperativa e categorica: «Né resa dei conti, né carta bianca».