I Comitati anti-gronda «fischiano» il cardinale

Armati di campanacci e fischietti, ma soprattutto di tanta rabbia (seppure sempre contenuta nei limiti del dissenso civile), i rappresentanti dei Comitati anti-gronda sono arrivati ieri pomeriggio in corteo fin sotto le finestre della Curia. Lì, per un po’, hanno sperato di farsi ascoltare, se non di farsi ricevere, dal cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco, «reo», agli occhi dei manifestanti, di essersi espresso chiaro e forte, nei giorni scorsi, a favore dell’infrastruttura. In particolare, il capo dei vescovi italiani aveva parlato dell’esigenza, per Genova, di aprirsi «velocemente oltre le colline», anche tramite la realizzazione di opere come il Terzo valico ferroviario e la gronda autostradale che - aveva precisato testualmente - sono «assolutamente necessarie».
Per concludere: «Genova è stretta tra il mare e i monti. Le leggi e le procedure vanno certamente rispettate, ma senza lungaggini, vischiosità e sospetti continui, che non aggiungono nulla e solo scoraggiano facendo perdere tempo, occasioni, risorse». Per il cardinale, è quindi necessario «che la città diventi lo sbocco del nord verso il mare, per favorire le comunicazioni interne. Questo vuol dire movimento, forse qualche momentaneo disagio, ma è urgente rompere l’isolamento, perché l’isolamento può portare minori disturbi, una certa quiete ripetitiva, ma certamente porta la morte».
Considerazioni che non sono per niente condivise dai Comitati del Ponente, più che mai decisi a opporsi a qualsiasi ipotesi di gronda. Ecco perché ieri pomeriggio non hanno perso nemmeno l’occasione della seduta del consiglio comunale per organizzare una marcia attraverso i punti di riferimento nevralgici della città. Prima tappa, a Palazzo Tursi, dove però i manifestanti, oltre un centinaio, si sono fermati il tempo necessario per far sentire slogan, fischietti e campanacci, e distribuire volantini col ritratto di una bambina sotto la scritta: «Stanno vendendo la mia vita e la mia salute per qualche migliaia di euro». Subito dopo, un rapido passaggio sotto le finestre della Camera di commercio e, in successione, davanti all’edificio della Regione a De Ferrari e a Palazzo San Giorgio, sede dell’Autorità portuale.
Ma il vero obiettivo, evidentemente, era la Curia, raggiunta a metà pomeriggio da un gruppo di cittadini ancora molto consistente e in grado, in tutti i sensi, di «far rumore». Con esito interlocutorio: «Alla Curia abbiamo suonato, ma non ci hanno aperto - ha spiegato Mauro Muscarà, del Comitato di San Gimignano -. Il cardinale Bagnasco ha sbagliato a schierarsi in questo momento a favore della gronda. Rappresenta la Chiesa e deve tutelare i diritti dei deboli. In questo modo invece ha tutelato gli interessi dei poteri forti». Non basta: «Vorremmo invitare il cardinale a venire a Bolzaneto per sentire anche le nostre ragioni - ha concluso Muscarà -. Noi abbiamo paura di essere confinati per dieci anni in un cantiere immenso e poi c’è il problema della rimozione di 5 milioni e mezzo di metri cubi di detriti provenienti da una vena amiantifera». Una richiesta di garanzie più che legittime che, peraltro, non potrà mai fornire il cardinale.