I comizi di Santoro ridotti a otto puntate

Da <em>Annozero</em> a sottozero: si parte il 3 novembre in onda su venti televisioni locali. Ogni serata costerà 300mila euro

Da Raidue a TeleCapri. E soltanto per due mesi. Così si è ridotto Santoro: per il grande ritorno della sua trasmissione slegata da qualsiasi interferenza politica, mediatica, economica e sociale, il giornalista - per ora - ha ottenuto l’adesione ufficiale dell’emittente campana. E un piano finanziario che garantisce allo stato attuale solo otto puntate. Ma, cari fan di Michele, non preoccupatevi: il giornalista sta collezionando l’adesione di molte altre reti televisive locali, in modo da creare un patchwork nazionale, che trasmetta in contemporanea il suo talk e sta allargando il giro della colletta. Data di partenza: il 3 novembre, al giovedì, nella storica serata di Annozero. Sede dello nuovo studio: Cinecittà, Roma. Titolo: Comizi d’amore (richiama un film di Pasolini). Caratteristiche per essere ammessi nel progetto: versare soldi senza avere alcuna voce in capitolo sperando che non siano a fondo perso. Parola d’ordine: essere l’unica trasmissione che si può arrogare il diritto di chiamarsi Libera (con la l maiuscola). Sistemi di trasmissione multipiattaforma: oltre alle reti locali, web e satellite. A Sky ci giocano un po’ su: non ufficializzano l’adesione, però usano l’escamotage di dedicare una finestra «active» di SkyTg24, tanto la giustificazione che si tratti di «eventi importanti» è inconfutabile.
TeleCapri è stata la prima rete (TeleLombardia, prima aderente, non ha ancora firmato) ad ufficializzare il proprio ingresso nel network ideato da Michele. L’altro ieri, lontano dalla ribalta romana, il giornalista si è incontrato a Milano con i rappresentanti di una ventina di emittenti locali. Tra le altre, hanno dato la disponibilità TeleNorba, Antenna Sicilia, Antenna3NordEst, il ligure Primo Canale, la veneta TeleNuovo, la toscana Rtv 38. La società editrice della trasmissione è stata battezzata «Servizio pubblico» (riferimento ironico a chi dovrebbe essere al servizio del cittadino, cioè la Rai). A questa associazione (oltre ovviamente a Santoro con la sua casa di produzione Zerostudio’s), aderiscono il giornale Il Fatto Quotidiano (che ha versato una quota di 350mila euro, pari al 17,58 per cento del capitale) e un vasto azionariato popolare. Il giornalista ha infatti lanciato una campagna tra i suoi seguaci chiedendo il contributo di dieci euro (sarà presto attivo un sito apposito).
Il costo di ogni puntata si aggira sui trecentomila euro. Allo stato attuale, pare che la società abbia disponibilità per realizzare le prime otto puntate (insomma, fino a Natale). Poi, in base alla rispondenza del pubblico e ad altri finanziamenti recuperati, si deciderà se continuare fino alle 25 puntate ipotizzate. Grande importanza nell’operazione riveste la raccolta pubblicitaria: la società prescelta è la Publishare, ma l’accordo non è ancora stato siglato. L’intento è quello di richiamare i grandi investitori pubblicitari, quelli che comprano spot sui network nazionali. Particolare: il programma viene trasmesso a pacchetto chiuso, cioè con i break pubblicitari già inclusi e scelti dai responsabili della società stessa.
Per lo studio si è scelta Cinecittà, la cittadina feudo dell’imprenditore Luigi Abete. Da qui Santoro ripartirà da dove ha lasciato, libero di colpire dove gli pare, soprattutto contro la parte che più detesta (il premier) e nel modo che ha sempre desiderato: senza rispondere a nessun editore, essendosi trasformato lui stesso in editore. Al di là della politica, l’esperimento ha una forte valenza mediatica: verificare se è possibile realizzare trasmissioni di successo senza potenti emittenti alle spalle. Soprattutto è una banco di prova per le Tv locali: tutte insieme potranno mostrare di avere quella forza che hanno sempre rivendicato, ma che sino ad ora è stata schiacciata dai giganti Rai, Mediaset e Sky.