I commercianti chiudono le serrande «Ci sarà più criminalità e lavoro nero»

Quelli che vogliono la panetteria aperta non stop. Quelli che non vedono l’ora di andare a fare la spesa a mezzanotte. Quelli che si aspettano di farsi la messa in piega alle dieci di sera. E poi. Quelli che hanno paura che i piccoli negozianti non reggano il passo con la grande distribuzione. Quelli che temono di diventare facile preda notturna della delinquenza. Quelli che non credono che liberalizzazione significherà più lavoro. Anzi. La città si divide sulla possibilità - diventata legge nazionale - di tenere aperti negozi, bar, botteghe e supermercati 24 ore su 24, sette giorni su sette. Una possibilità che ha fatto balzare sulla sedia negozianti e sindacalisti dei lavoratori alleati nello schierarsi «contro». Di riflesso invece esultano consumatori e grande distribuzione. «Da venti anni chiediamo che i negozi possano restare aperti 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno - commenta Marco Maria Donzelli presidente del Codacons - Sarebbe incredibile quindi ora che questo provvedimento è finalmente legge se Comune o Regione cercassero una tanto libera quanto arbitraria ed illegittima interpretazione della norma per non rispettare la volontà del legislatore». Chi dice «sì» è pronto ad affilare le armi: «Vigileremo contro ordinanze illegali e se necessario ricorreremo al Tar per impugnare atti illegittimi».
Dall’altra parte della barricata anche chi dice «no» è pronto a dare battaglia. Nell’attesa di incontrarsi con Comune e Regione sindacati e esercenti sono pronti a sedersi a un tavolo a metà gennaio per affrontare la questione. «La misura è colma», protesta a nome dei commercianti Pietro Rosa Gastaldo della Confesercenti. «Milano - prosegue - è una città che gode già di una certa liberalizzazione. Ci devono essere delle regole». Perplessi anche i sindacati di settore. «Fatta così la liberalizzazione ha più rischi che vantaggi - sostiene Graziella Carneri, segretario generale della Filcam (Cgil) - Intanto perché ogni territorio è diverso da un altro. Inoltre nutro seri dubbi che tutto questo possa tradursi in occupazione. Sarà eventualmente un’occupazione part time, contratti week end di poche ore che non permettono di vivere. Non è l’apertura domenicale che può dare maggiore occupazione nella grande distribuzione». Nella piccola distribuzione invece c’è chi vede oltre ai problemi di sicurezza specie nelle periferieil rischio di un incremento di lavoro nero. «Quando si è costretti a risparmiare il rischio c’è», butta lì la Carneri. Rincara Alfredo Zini, vicepresidente vicario di Epam. «Potrebbe proliferare il lavoro nero - ammette - Ma potrebbe portare disagi anche ai cittadini con conseguenti ordinanze di chiusure anticipate laddove ci sono molti locali. Con la conseguenza che ci sarebbe concorrenza sleale tra chi può restare aperto quanto vuole e chi no, anche a poche centianaia di metri l’uno dall’altro».