I commercianti festeggiano: «Senza gabella i nostri affari miglioreranno»

Il rione Prati è percorso da una lunga striscia di vernice blu che sembra quasi non finire mai. Clamorosa la totale assenza di parcheggi gratuiti. Al punto che qui la tirannia dei posti a pagamento è sempre stata disapprovata, soprattutto da parte della categoria dei commercianti. In un quartiere come questo, densamente popolato da negozi e attività di vario genere, le strisce blu sin dalla nascita sono state viste come un elemento negativo, che contribuiva a disincentivare l’afflusso dei clienti. La sentenza del Tar sui parcheggi a pagamento, dunque, qui è stata accolta con particolare entusiasmo. Da Sciascia, bar storico di via Fabio Massimo, Anna, la proprietaria, non nasconde la propria soddisfazione e coglie l’occasione per sfilarsi qualche sassolino dalla scarpa: «Era ora che la smettessero di arricchirsi sulle nostre spalle - esordisce - con questa storia delle strisce blu ormai qui non si fermava più nessuno. Era diventato antieconomico. Se per prendere un caffé uno deve pagare un euro di parcheggio è logico che gli passa la voglia». Francesco gestisce un bar ristorante dall’altra pare della strada e anche lui gongola dalla contentezza: «Meno male - dice tirando un sospiro - da oggi posso venire al lavoro in macchina». Già, perché pur di risparmiare sul parcheggio Francesco ha sempre prediletto il motorino, e a giudicare dalla selva di scooter che invade i marciapiede non deve essere il solo. «Se è vero che queste benedette strisce blu dovevano servire a disciplinare il traffico, beh, è evidente che non ci sono riuscite», conclude con un cenno del capo rivolto alle tante auto in doppia fila all’esterno del locale. Da Castroni, all’angolo con via Cola di Rienzo, sono i dipendenti i primi a fare festa, e con loro i proprietari. «Sono felice innanzitutto per il personale - confida Roberto Castroni - dodici euro di striscia blu al giorno erano veramente troppi. Molti di quelli che lavorano da noi erano costretti a mettersi d’accordo tra loro per venire con una macchina sola. In questo modo, almeno, si dividevano il costo del parcheggio». Mentre uno dei baristi aggiunge sorridendo: «A partire da adesso potrò finalmente parcheggiare in zona». Fino a oggi, spiega, era costretto a lasciare l’auto a Battistini, dove i posti sono gratuiti, e a sobbarcarsi l’ultimo tratto di strada in metropolitana. «Va detto, poi, che c’era un accanimento eccessivo da parte degli ausiliari del traffico - prosegue Roberto Castroni - più di una volta è successo che un’auto venisse multata due minuti dopo la scadenza dell’ora riportata sul contrassegno. Quando, piuttosto, il buon senso avrebbe dovuto suggerire maggiore flessibilità». Dalla farmacia antistante gli fa eco il dottor Paolino. Anche secondo lui c’era una ricerca esasperata della multa. «Preferisco i parcheggiatori alle strisce blu - continua il farmacista - se non altro ti tengono d’occhio la macchina. Così ha più senso pagare». Ma c’è pure chi non ha mai versato un centesimo per parcheggiare e che non ne fa mistero. Come Marco, il barbiere di via Fabio Massimo. O Alessandro, che lavora in una tabaccheria. «Ho sempre fatto il bandito - rivela quest’ultimo - e me ne infischiavo della multa, tanto poi non la pagavo. Trovavo che fosse un’ingiustizia bella e buona». Categorico Erminio, proprietario di una trattoria in via Germanico: «Ogni mille posti a pagamento ce ne devono essere cento gratuiti. O così, o niente». E il Tar gli ha dato ragione.