I «compagni» moralisti se la sono proprio cercata

Gentile dottor Granzotto, secondo lei dallo scandalo delle Coop uscirà una sinistra diversa, meno arrogante e presuntuosa, meno «di sinistra»? Seconda domanda: lei ha scritto testualmente di provare un certo compiacimento nel vedere la sinistra «rivoltarsi nella questione morale come ci si rivolta in un letto di ortiche». Le pare un atteggiamento da buon cristiano?



No, caro Novelli, quello da me manifestato non è atteggiamento da buon cristiano. Un buon cristiano può ed anzi deve compiacersi dello scandalo - Oportet ut eveniant scandala («essendo opportuni, ben vengano gli scandali»). È un insegnamento evangelico, ma non inzupparci il pane. Avendolo io inzuppato faccio autocritica, procedimento oggidì molto invocato dai pelosissimi moralisti della banda Prodi. Però, cerchi di capirmi: una vita ad aspettare che calasse alla sinistra comunista, post ed ex la maschera della «diversità», che il re si ritrovasse nudo e quando finalmente scocca l’ora dovrei far finta di niente? Vede, caro Novelli, martedì scorso, allorché dispiegai l’Unità, non dico che mi misi a ballare la giga, questo no, però le mani me le fregai con sommo giubilo. Avrò peccato, non lo nego, ma quel titolone, «Camera, magistratura e authority mettano fine ai veleni contro di noi», mi rallegrò assai. Vedere il quotidiano fondato da Antonio Gramsci implorare aiuto e conforto, pigolare di veleni, di «aggressioni inaudite», di «durissime campagne» mi corroborò come neanche mezza dozzina di Caffè Sport Borghetti possono fare. Loro mai, eh? Mai pubblicata una intercettazione telefonica, mai. Mai asperso «veleni», mai. Resta esemplare il comportamento dell’Unità nella vicenda dei «furbetti del quartierino» (prima che fra i furbetti comparissero certi capitani coraggiosi e certi furboni di tre cotte): mai un eccesso, mai un giudizio fuori luogo, mai una insinuazione, mai. E durante il rodeo di Mani Pulite? Mai una parola, mai una maramaldata contro il Psi e la Dc, mai. E con il Cavaliere? Mai una campagna contro di lui, mai una aggressione, ma che dico aggressione, mai nemmeno uno spintone. Sì, leggendo quel titolo mi comportai come Franti: sorrisi. Di più, caro Novelli: mi scappò anche un «Tié!». Il giorno appresso, mercoledì, ricascai nel peccato. Ti apro La Stampa e zacchete, ci trovo la lettera di Prodi. Una trombonata da far impallidire le trombonate di Oscar Luigi, che è tutto dire, ma in quanto a veleno - indirizzato a Fassino e D’Alema - ce n’era più che un rettilario stipato di serpenti a sonagli. Potevo non esultare? Potevo far spallucce leggendo di «bunker del fumus persecutionis» e di necessità di «dibattere serenamente e in assoluta trasparenza», leggendo campionature di infingardaggine come: «Bisogna separare i fatti dalle opinioni, le opinioni dai pettegolezzi, i pettegolezzi dalle calunnie»? Invoco quindi, caro Novelli, le attenuanti generiche: veder starnazzare istericamente quanti dalla cattedra tenevano lezioncine sull’«altro modo» di far politica, sul rispetto delle regole, lo spirito di servizio, l’etica negli affari e i conflitti di interesse, vederli, appunto, che si rivoltano nella questione morale come in un letto di ortiche sarà anche poco educato. Ma se la sono cercata e come ripeteva sempre mia nonna buonanima, chi la fa l’aspetti.
Paolo Granzotto