I compagni: «Sì alle intese, è per il bene di Milano»

Ma il coro non è unanime, c’è chi è contrario. E il provvedimento più contestato è il ticket: «Se i comuni dell’hinterland proponessero la contro-tassa sarebbe il caos»

Giacomo Susca

Tra «controinformazione» e panini con la salamella (in 26 giorni sono stati serviti 400mila pasti e 300mila consumazioni a 900mila visitatori: oltre 1,5 milioni di euro l’incasso), una conferenza sul lavoro precario e un giro di tango, negli stand della «Festa de l’Unità» serpeggia il dibattito sulla strategia di Filippo Penati. Il presidente della Provincia che «flirta» con il sindaco Letizia Moratti, la «padrona» contestata fino a l’altro ieri, accende il popolo Ds sotto il palco del Mazdapalace nel giorno della visita del «colonnello» (visto che bipartisan è di moda) Piero Fassino. Eppure, scava scava, una linea di pensiero pare abbia preso il sopravvento nella selva di speranze e mugugni: «Ben vengano le alleanze col “nemico”, a patto che abbiano come fine il bene comune. Intanto, però, il rospo della sconfitta alle amministrative ancora non è stato mandato giù...». La sintesi è d’obbligo, ma a dirla tutta la platea rossa sulla questione non è affatto lo specchio dell’unità.
Dante Parolo, attivista di lunga data, ai tavolini del bar discute di «accordi necessari per avverare il progetto della “Città metropolitana”. Penati - giura di saperlo - in questo è lungimirante. Anche se nella lotta allo smog sarei per lo scontro frontale con l’avversario». Al tendone della «Sinistra giovanile» si mostrano molto meno diplomatici. «Gli ultimi atteggiamenti di Penati sanno troppo di protagonismo - dice Emanuele Crespi, studente e volontario -, si discostano dalla base del partito secondo la visione di Franco Mirabelli (responsabile provinciale dei Diesse). Capisco coinvolgere tutte le forze politiche nel dialogo - continua Emanuele -. Ma vedere Penati che parla alla Moratti come a una “compagna” fa storcere il naso. In questo momento sarebbe meglio evitare scontri col resto del partito». Accidenti, non usano mezzi termini ’sti ragazzi! Per ritrovare un po’ di saggia prudenza bisogna farsi trasportare dal profumo della griglia. Davanti al ristorante la signora Aurora Boventi, del Comitato pendolari rete Milano-Venezia, discute di «convergenze positive per il futuro di Milano». Proprio lei che il 1° maggio scorso aveva «fischiato la Moratti: una che non si fa chiamare nemmeno col proprio nome. E con lei il sindacalista che l’ha invitata al corteo». Adesso però, l’inciucio «può essere utile per risolvere alcuni problemi, come in materia di viabilità». Pure Giuseppe Agnelli, titolare dello «Gnocco fritto», accetta di buon grado l’intesa tra Penati e lady Letizia. «Collaborare per amministrare meglio, come nel caso Serravalle. Il presidente della Provincia sta facendo bene». Dopo cena niente di meglio di un salto in gelateria. Qui Adele Vignola premette che «la sconfitta di maggio brucia ancora. Dopodiché, è giusto che Penati cerchi la collaborazione per aggiustare le cose, dalle infrastrutture all’inquinamento. L’opposizione, a Milano, la faranno i consiglieri comunali. C’è qualcuno qui che non la pensa così?».
Andiamo via con le parole di Fassino che risuonano tra i gazebo. Il segretario dei Ds che «benedice» la stretta di mano tra gli amministratori milanesi in nome della progettualità. Ed ecco che rispuntano le voci del dissenso. «Penati l’ho appoggiato in campagna elettorale - afferma il tesserato Primo Marchetti -. E lui che fa? Mi appoggia la Moratti. Sul ticket, poi. Francamente mi sembra una presa per i fondelli. Bisognerebbe trovare altre soluzioni - sostiene il compagno Marchetti -. Altrimenti i Comuni dell’hinterland partiranno coi contro-ticket. E sarà il caos...». Niente male anche la confusione di vedute all’ombra della Quercia.