I complimenti del Duce la condannarono a morte

Si cominciano a delineare con precisione le abbiette motivazioni che hanno portato al rapimento, alle violenze e poi all’omicidio della piccola tredicenne di Savona Giuseppina Ghersi, fatto avvenuto a fine aprile 1945 di cui abbiamo raccontato la storia il 5 marzo scorso. I responsabili di questo orrendo delitto, senza alcuna giustificazione, andrebbero ricercati in tre persone, che all’epoca facevano parte della cosiddetta «polizia partigiana», che sul territorio del comune di Savona esercitava il diritto di vita e di morte su chiunque fosse minimamente sospettato di essere colluso con i fascisti.
In buona sostanza, sono venuto in possesso di due lettere, indirizzate alla piccola Giuseppina Ghersi, dattiloscritte: una del segretario particolare di Mussolini e l’altra, di accompagnamento alla prima missiva.
La bimba aveva svolto, a scuola, un tema in cui, in modo ingenuo e spontaneo tesseva le lodi di Mussolini. Questo tema, riscosse così ampio successo, da meritarsi dalla segreteria di Mussolini, questa lettera che, in copia, mi è stata fatta pervenire da ignoti. Essa dice testualmente: «... Il Duce ha preso atto dei sentimenti espressi nella vostra lettera a noi trasmessa dalla reggente del gruppo femminile fascista..», la lettera era firmata dal segretario particolare del capo del fascismo.
Se da un lato questa lettera inorgoglì la bambina, dall’altro segnò la sua fine, nei modi orrendi che conosciamo. Qualcuno spifferò il fatto della lettera di Mussolini, sicuramente ingigantì la cosa presentando la adolescente come una spia fascista, cosa già di per sé ridicola. Tuttavia gli ausiliari della cosiddetta «polizia partigiana», tre criminali senza alcun rispetto per la vita di una tredicenne, agirono senza alcun scrupolo, né umano né civile, prima sequestrarono i genitori, poi arrivarono alla ragazzina, dopo averla rapita, la seviziarono orribilmente e poi la uccisero con il classico colpo alla nuca.
Questa lettera di Mussolini, non dovrebbe giustificare nessuna qualifica di spia, soprattutto se parliamo di una scolara tredicenne, ma l’epoca storica era terribile e i criminali potevano agire liberamente alla luce del sole.