Per i componentisti auto più rapporti con l’estero

Luigi Maestri

L’indotto auto torinese ha imparato le lingue. C’è sempre più estero infatti nei fatturati delle aziende che fino a 10 anni fa dipendevano per la quasi totalità dal Lingotto. Da tempo non è più così. «È stata la stessa Fiat, alla fine degli anni ’90 a spingerci Oltrefrontiera - osserva Franco Cimminelli, patron della Ergom, uno dei principali gruppi dell’indotto torinese che produce cruscotti e stampati plastici per automobili -; per l’azienda automobilistica era un modo per fare acquisire nuove competenze ai suoi fornitori, che poi le avrebbero potute riversare anche a Torino. E così è stato».
Secondo la Camera di Commercio di Torino solo il 20% delle imprese di componentistica ha un fatturato dipendente da Fiat superiore al 25%. Mentre poco meno dell’11% ha una dipendenza superiore al 50%, con tassi dimezzati rispetto a cinque anni fa. Gli ultimi numeri elaborati dall’Istat sono altrettanto eloquenti. Nel 2005 le vendite all’estero hanno toccato quota 3,4 milioni di euro, contro i 3,2 dell’anno precedente pari a circa il 40% del totale. Frontiere più aperte, quindi, ma anche un vero processo di internazionalizzazione produttiva a fianco dei grandi clienti. La Ergom, ad esempio, negli anni ’90 aveva un sito in Brasile, nato nel 1975, e uno in Polonia. Oggi i suoi impianti stranieri sono più di una dozzina, tra Francia, Turchia, Corea, oltre alle già citate Brasile e Polonia. Ultimo nato a settembre è lo stabilimento di Bei Ying, in Cina. «Non lo abbiamo inaugurato - dice sorridendo Cimminelli - abbiamo subito cominciato a produrre». Il piano di sviluppo prevede, con l’attuale portafoglio ordini, 318 dipendenti. La Ergom si è sviluppata nel Far East per servire meglio la coreana Hyundai. E tra i suoi progetti ci sono anche l’India e la Russia.
Franco Tasca, titolare della San Valeriano, sta ampliando invece l’attività in Messico, dove ha un impianto realizzato 6 anni fa. La San Valeriano è l’azienda che ha brevettato il locary, unico prodotto tessile che finisce all’esterno della carrozzeria e precisamente sotto il parafango. «Abbiamo aiutato un nostro partner ad acquisire ordini che pensiamo di sviluppare insieme - dice Tasca -; lo stesso meccanismo vorremmo applicarlo nell'Est Europa. Per ora tra i mercati che seguiamo con maggiore attenzione c'è l’Inghilterra, la Russia e la Turchia». Anche la Frigostamp, azienda che realizza scocche e stampi, sta per acquisire un’azienda, la Sam di Volvera, con l’obiettivo di utilizzarla come trampolino nei rapporti con Peugeot. «Tendenzialmente - osserva il titolare, Mauro Raftacco - oggi le aziende dell’indotto torinese preferiscono i mercati con un basso carico fiscale, come la Polonia, la Cekia, o la Sassonia che, pur essendo Germania, ha un regime particolarmente favorevole alle imprese». «Stiamo imboccando con forza la via dell’internazionalizzazione sia della produzione sia dell’acquisizione di commesse - aggiunge Pierangelo Decisi, presidente di Sigit (gomma e plastiche per auto) -; è recente l’apertura di un sito in Polonia in partnership con il Gruppo Cornaglia e presto avvieremo un impianto in Turchia». Secondo Giorgio Airaudo (Fiom di Torino) l’internazionalizzazione non è però un fenomeno soltanto riconducibile all’impulso Fiat o alla intraprendenza degli imprenditori.
«Oggi - spiega - gran parte delle aziende sono in mano a multinazionali come Lear, Johnson Controls, Nippon Denso». E complessivamente, conferma l’Unione Industriale, quasi la metà delle società appartiene a un gruppo, che spesso è di proprietà straniera. Di diverso avviso Alessandro Barberis, presidente della Camera di Commercio di Torino, il cui lavoro avviato con «From Concept to Car», la vetrina dell’indotto promossa dall’ente camerale, sta dando buoni frutti. Con imprenditori anche piccoli che si mettono assieme per fonire una soluzione al cliente, che si chiami Volkswagen, Audi, Bmw o Porsche. «Con “From Concept to Car” - dice Barberis - abbiamo fatto la scelta coraggiosa di innalzare il livello dei requisiti di chi ha voluto farsi accompagnare nell’attività di internazionalizzazione».