I Comuni tolgono energia a 21 impianti su 23

Gli investitori stranieri hanno già speso milioni di euro con l’mpegno di fare numerose assunzioni

Siamo a corto di energia? Vogliamo essere sicuri di andare incontro a un futuro senza black-out? Allora affidiamoci alle giunte rosse e al governo di centrosinistra. Non saranno il massimo ma, in compenso, offrono, nel campo specifico, sempre e comunque serie garanzie. Garanzie di bloccare e affossare ogni progetto che abbia una qualsiasi possibilità di soddisfare la nostra fame di elettricità.
L’ultimo colpo di spugna, che cancella dalla lavagna un’altra fonte di approvvigionamento è stato repentinamente attuato nella Puglia di Nichi Vendola, precisamente a San Severo, provincia di Foggia, dove il paese intero è sceso in piazza e ha innalzato le barricate per bloccare le ruspe e i lavori della centrale turbogas, a ciclo combinato da 400 megawatt, della En Plus. Vediamo di ricostruire fatti e antefatti.
Da Sud a Nord. La compagnia statunitense Mirant, che già ha dovuto rinunciare alla realizzazione di un progetto simile per il clima ostile di Portogruaro, ha chiesto, mesi fa, l’autorizzazione per costruire una analoga centrale a San Severo. Nell’inutile tentativo di evitare le medesime traversie, la Mirant ha ceduto il progetto alla trevisana Ascopiave che, a sua volta, l’ha girato alla En Plus, controllata all’80 per cento dalla società elevetica Atel. Forte di un’autorizzazione ministeriale del 2002 la società ha giustamente tentato di dare il via ai lavori, ma la Provincia di Foggia si è opposta. Incassando peraltro una prima sconfitta davanti al Tar e una seconda, nel ricorso del ricorso, al Consiglio di Stato.
Che farebbe un qualsiasi imprenditore a questo punto? Sentendosi tranquilli con la coscienza e con tre placet in tasca i dirigenti della En Plus decidono, a luglio scorso, di cominciare i lavori. Ma si illudono. Perché subito si trovano davanti il cordone dei contestatori, modello no-Tav, che si dispongono in fila per due davanti alle ruspe. «Aspettiamo il piano regionale idrogeologico e vedrete che da lì uscirà lo stop definitivo al progetto», è il grido di battaglia degli irriducibili. Ma anche i contestatori a volte si sbagliano, perché, prima di Natale, l’Autorità regionale di bacino, sia pure imponendo alcuni correttivi al piano dei lavori, ha dato via libera al progetto. Così, l’altra mattina all’alba, le ruspe si sono rimesse in moto a San Severo. Ma solo per pochi attimi. Proprio come è accaduto in Val Susa per la linea ad alta velocità. Proprio come è accaduto, sempre in tema di elettricità, a Modugno dove è stato sbarrato l’ingresso al progetto di Energia-Sorgenia e come in vari luoghi della Puglia, è stato fatto contro centrali eoliche. Quelle, come scrivevamo su queste stesse colonne pochi giorni fa, sbandierate per anni dalla sinistra come tra le poche fonti di energia «pulita e alternativa» e che ora, dalla stessa sinistra arrivata al governo, vengono bloccate e osteggiate.
Ma torniamo a San Severo, dove, secondo le variegate associazioni ambientaliste, che gravitano nella solita orbita, la preannunciata centrale «costituisce fin d’ora un grave pericolo per l’igiene, la salute pubblica e la sicurezza».
Manodopera locale. Ci spostiamo di qualche chilometro e scopriamo che a Brindisi al rigassificatore, progettato nel porto dalla British Gas, è stata imposta una brusca frenata dal governo Prodi, che ha avanzato la richiesta «di una valutazione di impatto ambientale». Risultato? A quattro anni dall’ok dato dal precedente governo, che aveva anche autorizzato l’iter più veloce, la compagnia britannica ha già buttato nel progetto 150 dei 500 milioni di euro di investimento previsti.
Comprensibile lo sconcerto alla British Gas, che, peraltro, ha già provveduto a fare un contratto a 160 persone (tutte locali) dei mille lavoratori che si è impegnata ad assumere.
Così come, a proposito di manodopera e assunzioni, è comprensibile l’identico sconcerto della En Plus, che per l’impianto di San Severo ha già ricevuto dalla gente del posto un centinaio di domande di lavoro. Ma allora qualcosa non torna. Tornano i conti, in compenso, se è vero come è vero che in Italia sono stati bloccati dai veti 21 impianti di produzione energetica su 23, già pienamente autorizzati. E se è vero come è vero che, nel 90 per cento dei casi, lo stop è stato imposto nelle regioni controllate dal centrosinistra.
Certo, dibattendosi tra le mille anime, che rappresentano le sue altrettante contraddizioni, la sinistra di governo perde la rotta: da un lato predica e invoca l’ampliamento dei posti di lavoro, dall’altro, si spaccia per convinta sostenitrice delle fonti di energia pulita. Delle due l’una.
O qualcuno, per pudore, tiene nascosta la vera verità al ministro Cesare Damiano e al suo collega Pecoraro Scanio. Oppure ancora una volta la memoria fa difetto al team di Prodi. Che adesso deve trovare almeno l’energia per liberarsi dalla rete delle promesse elettorali in cui si è miseramente impigliato.