«I concerti?

Ha una camera con vista nell’empireo dei cantautori che contano, ma si tiene ben lontano dai clamori dello star system. Ron ha una visione disincantata della musica. Ha vinto due Festival di Sanremo (nel ’70 con Pa’ diglielo a ma’ in coppia con Nada e nel ’96 con Vorrei incontrarti fra cent’anni insieme a Tosca e l’anno scorso c’è tornato con L’uomo delle stelle) è apparso sui palchi di mezza Italia con Dalla, De Gregori, la Mannoia, collabora con artisti «liberi» come i Negramaro ma non perde il «vizietto» dei concerti. Il suo è un tour senza fine, prima con la band, poi in versione acustica solo pianoforte e chitarra, ora con l’Orchestra Sinfonica Toscanajazz (più la cantante Piera Pizzi) che lo accompagnano stasera in concerto all’Auditorium. «Porto la musica alla gente - dice Ron - sono fuori dal cerchio infuocato del business. Mi piace stare sul palco, farei solo dischi dal vivo per dare emozioni in diretta e a sorpresa. Il pubblico mi conosce poco, nel senso che si rende conto di come sono solo quando ascolta per intero un mio show». È la naturale proiezione del cd e dvd Rosalino Cellamare. Ron in concerto. Le foglie e il vento, uscito ad ottobre. In scaletta quindi classici come Il gigante e la bambina («un brano attualissimo che ai tempi fu censurato perché parlava di stupro»), Occhi di ragazza, Una città per cantare (versione italiana di un classico country rock di Jackson Browne), Piazza Grande di Lucio Dalla e l’inedita Canzone dell’acqua (brano legato ad una campagna di sensibilizzazione sull’acqua come patrimonio dell’umanità che sottolinea l’impegno sociale di Ron). «La sete ogni giorno uccide centinaia di migliaia di bambini, bisogna battersi per questo, anche se le canzoni non cambiano il mondo». Un cantautore più legato alla pratica e all’impegno concreto che all’utopia. «Sono sinistroide ma non lo faccio vedere sul palco e il pubblico non mi tratta come un cantautore schierato politicamente. Quando feci il tour Banana republic con Dalla erano tempi in cui i fan si entusiasmavano con i suoi brani politicizzati, ma io non ho mai voluto scrivere in quel modo. Prima viene la musica poi le parole. È cambiato il contesto sociale, I cantautori storici erano più poeti, oggi c’è un altro linguaggio e trovo bravissimi Samuele Bersani, Daniele Silvestri, Simone Cristicchi».
Un artista che fa tesoro del passato per proiettarsi nell’attualità e nel futuro: «Mai sedersi sugli allori. Ho avuto la fortuna di azzeccare una serie di brani e di scrivere per grandi cantanti ma la più bella canzone è sempre la prossima. Purtroppo oggi il mercato discografico è una babele; inoltre bisognerebbe cambiare certe regole, soprattutto quelle delle radio che fanno tendenza, le quali passano sempre gli stessi pezzi. Se pubblichi un disco ci vuole qualcuno che ci creda, che spinga il prodotto. Ma io non mi preoccupo: voglio farmi conoscere per ciò che sono. Senza trucco e senza inganno, pronto ogni giorno a ricominciare senza dare nulla per scontato».
stasera ore 21
in Auditorium