I congressi del Pdl accendono i duelli tra i big del partito

RomaSi affilano le armi, si cercano alleanze, si studiano gli avversari, ci si muove ventre a terra sul territorio per rimpinguare il proprio bottino di tessere. Con i congressi provinciali fissati per fine novembre e la campagna di tesseramento entrata nell’ultima settimana, dentro il Pdl ci si appresta ad affrontare un autunno-inverno dai contorni decisamente roventi. La partita, politicamente, è di quelle destinate a incidere profondamente non solo sugli equilibri futuri del partito di Via dell’Umiltà ma anche del centrodestra tutto. Per ora il test riguarda i coordinamenti provinciali e cittadini, ma non è escluso che, chiusa la prima fase, si possa procedere a una modifica statutaria per l’elezione diretta anche dei coordinatori regionali.
I più ottimisti prevedono che, alla fine, sul territorio i duelli all’arma bianca saranno un numero ridotto e che nel 70% dei casi si finirà per celebrare congressi unitari, con accordi preventivi e ferite comunque rimarginabili. Al momento, però, in alcune regioni soluzioni di appeasement non sono ancora state trovate. In questo senso il caso politicamente più scottante è senz’altro quello lombardo. Qui si profilano due grandi alleanze. Da una parte quella che vede come capofila Roberto Formigoni insieme al presidente della Provincia, Guido Podestà e a un altro uomo di primissimo piano del Pdl lombardo come Ignazio La Russa. Dall’altra la grande alleanza laica in cui si ritrovano insieme Mario Mantovani, Mariastella Gelmini, Paolo Romani, Daniela Santanchè, Michela Vittoria Brambilla, Giampiero Cantoni, Laura Ravetto, Valentina Aprea. «C’è tutto il tempo per un confronto provincia per provincia» spiega Formigoni «ma non bisogna temere una sana competizione che non potrà che fare bene al partito». In molti identificano come possibile pontiere Maurizio Lupi, uomo storicamente legato a Cl, ma anche in ottimi rapporti con Alfano. La via d’uscita potrebbe essere uno schema con il coordinamento cittadino ai laici e il provinciale all’asse formigoniano.
Situazione altrettanto fluida nel Lazio dove i due fronti possibili sono quelli che vedono schierati da una parte gli ex An, Gianni Alemanno, Fabio Rampelli, Andrea Augello e Giorgia Meloni e dall’altra Fabrizio Cicchitto e Antonio Tajani (anche se queste alleanze non sono certo scolpite nella pietra). Essendoci un sindaco proveniente da An, è quasi scontato che il coordinatore romano tocchi a un ex Forza Italia (attualmente quella poltrona è appannaggio di Gianni Sammarco, vicino a Cicchitto). Nessun accordo, però, è stato sottoscritto e non si può escludere uno scontro in campo aperto a colpi di tessere (pare che a Roma si possa superare quota 50mila). In Sicilia si è ormai consolidato il peso di Angelino Alfano, oltre a quello storico di Renato Schifani. La coabitazione nel coordinamento regionale tra Giuseppe Castiglione e Domenico Nania sta funzionando quindi non si nutrono grandi preoccupazioni, anche se immaginare un confronto politico in Sicilia senza conflittualità e dialettica significa quasi tradire il carattere dell’isola. In Veneto la situazione è al momento poco leggibile. Qui si fronteggiano gli uomini di Giancarlo Galan; quelli del coordinatore Alberto Giorgetti; quelli di Maurizio Sacconi e Renato Brunetta. Senza dimenticare Massimo Giorgetti, il più votato del Pdl alle ultime regionali venete.
In Piemonte si profila una grande alleanza tra Enzo Ghigo, Agostino Ghiglia, Osvaldo Napoli e probabilmente Guido Crosetto che potrebbero essere chiamati a confrontarsi con Vito Bonsignore e Maria Teresa Armosino. In Liguria lo schema potrebbe essere quello degli scajoliani in aperta competizione con Giorgio Bornacin ed Eugenio Minasso. In Friuli i due uomini forti sono Isidoro Gottardo e Contento. In Emilia l’ala gasparriana (Filipo Berselli, Tommaso Foti, Alberto Balboni, Galeazzo Bignami) si prepara a fronteggiare un gruppo di sindaci alemanniani, senza dimenticare Sergio Pizzolante, in buoni rapporti con Cicchitto. Molto probabile un duello senza rete tra Carlo Giovanardi e Isabella Bertolini a Modena.
In Toscana i due uomini di peso sono Denis Verdini e Altero Matteoli con Deborah Bergamini come outsider (e altri uomini forti sul territorio come Achille Totaro, Paolo Amato, Roberto Tortoli) ma il confronto non si preannuncia conflittuale. A Napoli dovrebbero correre lo scajoliano Paolo Russo, Amedeo Laboccetta e Marcello Taglialatela ma a fine mese si farà il punto per decidere come procedere. In Calabria domina Scopelliti insieme a Tonino Gentile. In Puglia Raffele Fitto si schiera con Gasparri con l’unica contrapposizione reale di Alfredo Mantovano. In Abruzzo con il coordinatore Filippo Piccone, vanno forte Cicchitto e Quagliariello. In Umbria domina Pietro Laffranco. Situazione tranquilla nelle Marche con Carlo Ciccioli e Remigio Ceroni mentre preoccupa la situazione in Sardegna.
La fotografia, a più di un mese dall’inizio della stagione congressuale, è però ancora sfocata. E sarà compito dello stato maggiore del Pdl illuminare le zone d’ombra e fare in modo che il rito congressuale si muova nel territorio della dialettica e non della rissa.