I congressi del Pdl non devono essere scatole vuote

di Carlo Masseroli*

La politica pare essere diventata estranea e colpevole spettatrice della vita delle persone, è stata e rischia ancora di essere, preoccupata di preservare se stessa.
Non è un problema di destra o di sinistra. Un tempo la politica rifluiva dalle ideologie. Oggi è finito il tempo delle ideologie che pare abbia trascinato via anche ogni idealità. Ci si avvicina alla politica, sia da parte di chi intende dedicare attivamente il proprio tempo, sia da parte di chi ne frequenta gli ambiti, per un calcolo, quasi mai per una idealità, quasi mai per una gratuità, quasi mai per contribuire al bene comune. Sembra che tutto si muova intorno alla domanda: «Cosa c'è per me?». La gente lo vede e ne sta lontana. Le difficoltà che stiamo incontrando nel tesseramento al Pdl sono un segnale che dobbiamo avere il coraggio di affrontare.
Per anni la politica ha continuato a mettere barriere all'azione dei cittadini, gonfiando la burocrazia, alzando pile di moduli, rendendo la vita ancora più difficile a quelli che vogliono fare la differenza.
Se i congressi saranno interpretati come riti interni non potranno funzionare, non attireranno nessuno. Lo dimostra l'assemblea provinciale milanese del Pd quasi deserta pur con un partito al governo a Milano dopo decenni, come lo dimostra l'artificiale assemblea degli eletti del Pdl lombardo di qualche settimana fa. Ma non è molto diverso il clima nella Lega a giudicare dagli ultimi accadimenti di Varese.
Non ci sono più partiti popolari perché il popolo sta lontano dai partiti.
Personaggi come Renzi, Tosi e perfino Boeri stanno mettendo in evidenza questo disagio. I nostri congressi corrono lo stesso rischio. Alfano non si faccia ingabbiare in vecchi riti che con la nostra generazione non hanno nulla a che vedere. Non servono i congressi se si riducono a confermare o modificare equilibri di potere. Non servono congressi se la gente non capisce di cosa stiamo parlando, se non toccano gli interessi normali di cui la vita quotidiana si alimenta.
Insomma, non basta semplicemente che i congressi ci siano. C'è bisogno di un ripensamento profondo perchè il Pdl possa ancora essere un partito popolare, un partito cui un popolo possa credere. La politica serve ancora se aiuta le famiglie a trovare un posto di lavoro e un reddito decente, se riesce a sostenere le attività economiche, sociali, creative e culturali.
Dobbiamo rimettere al centro del dibattito le nostre idealità: non c'è sviluppo se non si attuano contemporaneamente libertà individuale e responsabilità, se non si realizza un nuovo movimento di interessi che sia elemento costitutivo di una società aperta, positiva, proiettata al futuro ed economicamente solida.
Cosa stiamo facendo per impedire a ciascuno di realizzare ciò che desidera? Come possiamo smetterla di frapporre ostacoli? Di quali strumenti ha bisogno ciascuno di voi per mettere in gioco il proprio talento? La nostra cultura liberale, così lontana dal dirigismo di chi sta oggi governando Milano, che risposte concrete è capace di dare ai temi che chiunque sente propri? La famiglia fa da calmiere per tutti questi problemi, ma la demografia non è un tema ideologico. Fa figli solo chi ha fiducia e speranza nel presente e nel futuro. Fare figli è un anelito naturale che oggi in Italia è soffocato. Se non si fanno figli c'è un problema anche politico: come lo affrontiamo ? Il ruolo della donna è centrale: basta con il banale riferimento alle quote rosa. Dobbiamo trovare risposte alla conciliazione del ruolo della donna come perno della famiglia e protagonista del mondo del lavoro. per farlo essenziale è l'educazione. Dobbiamo sostenere il sistema delle scuole pubbliche e private a tutti i livelli. E si può andare avanti toccando i temi del lavoro, dell'impresa, degli anziani, del welfare.
Quale risposta è in grado di dare a tutti questi temi la nostra cultura liberale e sussidiaria?
Per meno di questo i congressi, e la politica che li esprime, saranno un fallimento.
*capogruppo Pdl
in consiglio comunale