I coniugi Spice e una vita tutta in reality

C’è poco da discutere: i coniugi Beckham sono un grande acquisto, tra l’altro a bassissimo costo, per il gruppo Fininvest. L’unica cosa da chiarire, nei pochi mesi a disposizione, è se questo sia l’affare del secolo soltanto per Chi e Tv Sorrisi e Canzoni, gloriosi settimanali di famiglia, oppure se lo sarà anche per il ramo calcio, marchio Milan.
Già dai primi minuti di gioco, appare chiaro che i mister del settore “media” puntano molto sui coniugi patinati. Giocheranno sempre, titolari fissi. Non c’è problema di ruolo e di modulo: due talenti del genere vanno lasciati liberi di muoversi come e dove vogliono. Creano comunque spettacolo. La gente vuole questo, paga per questo: i grandi settimanali lo sanno e non mancheranno di offrire a piene mani le evoluzioni dei Beckham, veri funamboli della vita.
Certo, nessuno può pensare che anche Ancelotti li utilizzi in coppia. La ragione sociale del Milan non è vendere sogni. O forse sì. O forse anche. Ma in un altro modo: giocando bene e seriamente a calcio. Ce la farà, il popolare David? Per i tifosi monotematici del calcio, non è il primo dei problemi: attualmente, hanno altro per la testa. L’infortunio di Gattuso, per esempio. O peggio ancora la penuria di grandi difensori. Se Beckham gira, è grasso che cola.
Ma ovviamente non è questo, adesso, il punto. Parlare di questioni tecniche, di condizione atletica, di amalgama e di occupazione degli spazi, con Beckham, è quasi ridicolo. Questo è da anni il giocatore più famoso, più ricco, più potente del mondo. È uno di quegli esseri umani che qualunque cosa facciano, qualunque cosa dicano, qualunque locale frequentino, qualunque persona salutino, qualunque aereo prendano, inevitabilmente lo trasformano in evento. Con codazzi dietro, con titoli davanti. Perchè? Nessuno può umanamente sostenere che tutto questo sia diretta conseguenza delle sue opere. Non significherà molto, ma Beckham non ha mai vinto il Pallone d’oro. Ibrahimovic, senza andare tanto lontano, è molto più forte di Beckham. In tanti, negli ultimi anni, si sono dimostrati molto più forti di Beckham, come calciatori. E allora, perchè?
E allora, lui è molto più forte degli altri, il più forte di tutti, fuori dal campo. Al buon talento sportivo di Beckham, ha saputo abbinare una grandiosa idea di Beckham. Non è Beckham, è l’idea di Beckham a scatenare le fantasie delle pettinatrici e delle impiegate di tutto il mondo, dunque dei settimanali che leggono e delle televisioni che guardano. Sull’idea di Beckham, nel modo più magistrale, Beckham ha edificato un’azienda. Ha saputo trasformare la sua vita nel genere che indiscutibilmente domina l’estetica contemporanea: il reality. È bello, è ricco, fa il calciatore. Si è appaiato ad una star, facendo jet-set domestico. Insieme hanno spalancato le porte di casa, concedendosi all’osservazione generale. Sport e mondanità, musica e moda. Poi si sa come funziona: alla fine del martellamento, Beckham diventa il ragazzo che qualunque ragazza vorrebbe sposare. O comunque insaponare sotto la doccia. Non solo: è anche il ragazzo che le madri di queste ragazze vorrebbero ritrovarsi per casa. In un modo o nell’altro, tutte quante vivono nello stesso film. Vanno a dormire “Sognando Beckham”.
Stando così le cose, si comprende facilmente perché non importi proprio nulla che questo campione non trovi più posto nel Real Madrid e nella nazionale inglese, o che da diverse stagioni ormai non segni più un numero decoroso di gol. Queste sono questioni piccole e secondarie, che al massimo possono interessare soltanto quei gretti dei padri e dei mariti milanisti. Ma loro non fanno testo: è gente cupa e malmostosa, ultimamente capacissima di andarsene a dormire, la domenica sera, “Sognando Legrottaglie”.