I consigli anni ’30 per una vita con il sapore dell’indipendenza

Un po’ Bridget Jones, un po’ Holly Golightly. Indipendenti, irrequiete. Donne da romanzo o da manuale. Di quelli che insegnano come cavarsela senza un uomo, ma con un appartamento. Non succede soltanto oggi. Nel 1936 Marjorie Hillis, giornalista e scrittrice, collaboratrice di Vogue America per vent’anni, pubblica un libretto per le donne come lei, quelle che, per lavoro e per passione, vivono a New York, sole. Si intitola Live alone and like it, e diventa un bestseller. Nel 2005 il vademecum riappare in Gran Bretagna, ora è anche nelle librerie italiane, pubblicato da Mondadori. La copertina è rigorosamente rosa, la donnina che fuma, nel letto, molto chic. Perciò un po’ Holly Golightly, cioè Audrey Hepburn. Merito anche di uno dei consigli di miss Hillis: appendete sempre uno specchio davanti al letto, vi servirà da monito. È vero, qualche volta sarà deprimente. Ma vi spingerà a non lasciarvi andare, unico grave peccato che la donna sola possa commettere.
Tre anni dopo il suo bestseller Hillis in realtà si sposa: ma ha 49 anni, quindi all’epoca era altrettanto inusuale che essere single. La signora non nasconde che la vita in solitudine possa essere dura. «Donne di troppo» chiama le sue colleghe, con un termine che oggi farebbe inorridire per scorrettezza ma, in anni ancora sospesi fra le suffragette e il femminismo, era solo un modo per non essere ipocrita. Vademecum suddiviso per argomenti (etichetta, amicizie, uomini, tempo libero, hobby, alcol, teatro, cene, camera da letto), consiglia come liberarsi di un ospite (maschio) senza che si offenda, propinandogli un bel bicchiere d’acqua dopo il whiskey, come gestire una cena a quattro (una coppia, la padrona di casa e un altro invitato), come preparare un cocktail, quali piatti sono indispensabili da cucinare, quali passatempi sono più utili per socializzare (ceramiche, uncinetto, collezionismi vari: l’importante è essere esperte di qualcosa, per non far mai languire la conversazione).
Alcuni suggerimenti sono talmente vecchio stile da far sorridere, come quelli sul trucco e la convinzione che ci si possa ritrovare da sole per colpa della crema sbagliata. Ma la regola aurea, quella da non trasgredire mai, è una: divertitevi, non lamentatevi. Niente è peggio di una donna sola e lagnosa. Potete vivere sole e godervela, con tutti i vantaggi che la libertà regala. Oppure potete passare il tempo a rimuginare e fare le vittime: nel qual caso - assicura Hillis - diventerete presto un grosso peso insopportabile per tutti, parenti e amici intimi inclusi. «Chiunque si autocommiseri per più di un mese di seguito è un elemento debole della fratellanza femminile». Di più: è un «pericolo pubblico». Incrina l’eleganza solitaria della donna sola, getta ombra sulla sua indipendenza. Solitudine e noia sono soprattutto colpa vostra, dice Hillis: «Se siete donne interessanti, avrete una quantità di amici, e se non lo siete, non l’avrete, sempre ammesso che non siate molto, molto ricche».