I consiglieri comunali a notte fonda votano sul «pacifico popolo Saharawi»

A Cogoleto si litiga sul gonfalone ed anche sul popolo Saharawi. Giovedì, infatti, sono arrivate le 2 di notte prima che il consiglio comunale mettesse fine a una delle sue sedute più infuocate. Eppure le premesse sembravano delle migliori leggendo l'ordine del giorno che metteva ai primi punti le variazioni di bilancio. Al terzo argomento in discussione una curiosità: «Approvazione del regolamento per l'utilizzo dello stemma, del gonfalone e delle bandiere». Simboli di un paese che rivendica i natali di Colombo ma che «quando c'è da celebrare la propria storia si ferma alla resistenza»: dà il via alla polemica il leghista Francesco Biamonti che chiede una modifica al regolamento per «esporre in modo permanente nella sala consigliare una bandiera dell'antica Repubblica di Genova per ricordare tutti quelli che hanno combattuto anche contro i Savoia». Sempre dai banchi dell'opposizione Maria Elena Dagnino propone di esporre il gonfalone anche il 9 maggio. «Il 9 maggio?», è un vociferare in sala prima che la stessa Dagnino corra in aiuto al consiglio presieduto dal sindaco Attilio Zanetti ricordando che è stato lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a istituire nel 2007 il giorno della memoria per le vittime del terrorismo nell'anniversario dell'uccisione di Aldo Moro (9 maggio, appunto). Ma chi deve portare il gonfalone durante le cerimonie? Andrebbe portato da un rappresentante dei vigili in alta uniforme. Solo che negli ultimi anni la polizia municipale si è rifiutata una volta scoperto che non era previsto da nessuna norma comunale. Qui lo scontro vira al grottesco col sindaco a difendere i vigili contro il consiglio praticamente al completo.
Ma è con l'ordine del giorno presentato dalla maggioranza «sulla situazione di estrema sofferenza in cui versa il pacifico popolo Saharawi» che il consiglio scatena la massima virulenza. Nel denunciare «le continue violazioni dei diritti dell'uomo ai quali è soggetto il popolo Saharawi costretto nei campi profughi di Tindouf, nel deserto algerino», il capogruppo di Uniti per Cogoleto (nonché consigliere regionale Pd), Luigi Cola, provoca le prime reazioni. «Non è vero che il Polisario (Fronte popolare di liberazione del Saharawi, ndr) è pacifico, e infatti non è stato riconosciuto dall’Onu», replica Amelia Ravenna (Forza Cogoleto) che chiede se il motivo dell'ordine del giorno non sia quello di «spedire il sindaco di Cogoleto direttamente all’Onu». Ci prova, sempre dall'opposizione, Maria Elena Dagnino: «Non capisco quale sia lo scopo concreto di questa discussione, ma personalmente sono socia di Amnesty International, quindi voto il testo se estende la solidarietà a tutti i popoli oppressi». «La Regione Liguria ha approvato un progetto sulla collaborazione internazionale. All'unanimità», interviene Cola cercando di mettere all'angolo l'opposizione. Ma Giovanni Siri (Pdl), rivolto a Cola, non ci sta. «Non accetto di prendere lezioni da lei che fino a ieri era un comunista a tutto tondo e difendeva uno dei regimi peggiori di questa terra dicendo che era il paese del bene proprio come ora fate col fronte Polisano che in realtà è marxista e castrista. Mi sarei aspettato un'iniziativa a favore del Tibet o del Darfur», butta giù tutto di un fiato, e oramai a notte fonda, Siri mentre la Dagnino continua a chiedere al consigliere Biamonti: «Ma tu hai capito lo scopo concreto della discussione?».