I consumatori querelano: «Un danno da risarcire Chiediamo venti miliardi»

«Diffondere i dati in internet dimostra un’ignoranza giuridica abissale»

da Roma

Avvocato Carlo Rienzi, presidente del Codacons, tutto risolto con lo stop del Garante per la Privacy?
«No, è peggio».
Perché?
«Perché adesso si è creato il mercato nero delle liste. Un danno enorme per i cittadini perché adesso non è più possibile eliminarle dalla rete. Possono essere ovunque, magari su server esteri».
Voi avete chiesto all’Agenzia delle entrate di cancellare quei dati. Mi sta dicendo che è impossibile?
«Ormai sì».
Cosa può fare chi si sente danneggiato dal colpo di coda di Vincenzo Visco?
«Per noi ci sono due aspetti, penali e civili. Intanto abbiamo presentato una denuncia contro ignoti a 104 procure. Poi abbiamo messo on line un modello per richiedere al fisco una somma tra 500 e 1.000 euro per ogni contribuente».
Quindi più di 20 miliardi di euro in risarcimenti. Più di una Finanziaria...
«Lo so, una cifra da bancarotta. Ma l’errore è enorme e denota un’ignoranza giuridica abissale. Mi chiedo chi sia il consigliere dell’ex viceministro».
Vuole dire che Visco sbaglia a citare il principio della trasparenza?
«C’è la legge del ’73 che giustamente prevede la pubblicità degli atti pubblici, ma ci sono anche le altre leggi del ’90 e del 2005 che regolano anche l’accessibilità dei dati, un tema emerso proprio con la diffusione di Internet».
Sta dicendo che il Fisco per un eccesso di zelo in trasparenza ha esagerato con l’accessibilità?
«Hanno proprio confuso due principi, quello sacrosanto della pubblicità degli atti con quello dell’accessibilità. Non capisco perché nemmeno il Garante alla privacy non abbia subito rilevato questa contraddizione. La legge del 2005, tra l’altro, vieta espressamente l’accesso a dati di tipo finanziario, quindi anche al reddito. L’accesso è consentito, previa domanda, a chiunque abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti».
Spieghi meglio la contraddizione...
«Su Internet, dati di quel tipo non solo sono pubblici, ma diventano di dominio universale con rischi enormi per la riservatezza e anche per la sicurezza dei contribuenti. Non è un caso che proprio l’accesso alle dichiarazioni dei redditi sia stato affidato ai Comuni».
Che differenza c’è tra un Comune e il Fisco?
«Il sindaco e l’assessore sanno meglio del ministero se l’accesso ai dati è dettato da un interesse reale o, magari, dalla curiosità di un vicino di casa».
O da quella di un rapinatore.
«Certo. Chi accede a quei dati dagli uffici del Comune lascia una traccia, la domanda viene protocollata, su Internet no».
Non crede che l’iniziativa del Fisco possa servire a individuare gli evasori totali?
«La lotta all’evasione non si fa delegando al vicino di casa il controllo. Se il mio reddito è zero, come fa il mio dirimpettaio a sapere se ho avuto un’invalidità grave e spese mediche che azzerano le mie entrate? Poi c’è la privacy dei più poveri...».
In che senso? Le liste on line non erano una gogna per i più ricchi...
«C’è tanta gente che si presenta vestita in giacca e cravatta, magari con la borsa di pelle o comunque dignitosamente, ma non ha un soldo. Magari qualcuno ha perso il lavoro e non vuole che si sappia. A questi non hanno pensato?».
A Visco concederà almeno di aver regalato agli italiani un passatempo piacevole per una mattinata. Martedì il sito delle Entrate era intasato.
«Da quando abbiamo messo on line i moduli per il risarcimento anche il nostro è stato preso d’assalto».