I consumatori si smarcano dai partiti

Si doveva celebrare la giornata mondiale dei consumatori affrontando il tema scelto per la ricorrenza di quest'anno («Energia, accesso sostenibile a tutti»), si è finito per parlare, invece, dell'autonomia delle stesse associazioni dai partiti e dai sindacati. E dell'annoso dibattito tra grande distribuzione e piccoli negozi. Di tutto questo si è discusso ieri alla Camera di Commercio nell'ambito del convegno promosso dalle organizzazioni dei consumatori Acu, Assoutenti Liguria, Casa del Consumatore, Cittadinanzaattiva, Codacons, Confconsumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino e Unc. Proprio la molteplicità delle sigle che raggruppano le varie istanze dei consumatori ha innescato il dibattito sull'opportunità e la sopravvivvenza delle stesse. Nelle vesti di moderatore - «provocatore» Massimiliano Lussana, caporedattore de Il Giornale di Genova, con al fianco Rosario Amico, assessore ai trasporti della Provincia, Renzo Guccinelli, assessore allo sviluppo economico della Regione e il padrone di casa Paolo Odone, presidente della Camera di Commercio. «Non per guastare la festa, ma per renderla più stimonante - ha esordito Lussana - vorrei chiedere alle associazioni presenti se c'è davvero bisogno di frastagliare così tanto le rappresentanze dei consumatori?». Per l'assessore Guccinelli il problema esiste ma forse va affrontato da un altro angolo di osservazione. Vale a dire: garantire la completa autonomia delle associazioni dal mondo economico, istituzionale e politico. «Il fatto che nelle ultime elezioni regionali si siano presentate due liste dei consumatori, una per il centro destra, l'altro per il centro sinistra è preoccupante». Furio Truzzi invece distingue tra associzioni indipendenti e altre «eterodirette», cioè formate da rappresentanti sindacali o di partito: «La frantumazione delle sigle non fa bene a nessuno». Altro tema caldo: il monopolio della Coop. Guccinelli allarga le braccia: «Se faccio aprire i supermercati mi dicono che voglio dare addosso ai piccoli empori, se chiudo questi ultimi passo per quello che privilegia la grande distribuzione».