I consumi vanno a picco, ora si taglia anche sul cibo e sulla benzina

Studio choc di Confcommercio:
in un anno acquisti calati del 2,7%.
Record negativo per carburanti e
auto: -13,5%. Alimentari al -3,3%.
Sono i beni più colpiti dall’inflazione. <a href="/a.pic1?ID=273778" target="_blank"><strong>L'economista Campiglio: &quot;Alle famiglie serve un airbag&quot;</strong><br />
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Roma - Le quantità di beni e servizi acquistati dagli italiani a maggio è diminuita del 2,7% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. È quanto ha rilevato l’Indicatore dei consumi (Icc) elaborato dall’Ufficio studi di Confcommercio. I tecnici dell’associazione dei commercianti hanno spiegato che l’andamento negativo della domanda (si tratta del sesto calo dell’Icc negli ultimi 7 mesi, ndr) «fa sfumare definitivamente l’ipotesi di uscire entro breve da una crisi ormai strutturale, profonda e non legata a fenomeni stagionali». Solo tra gennaio e maggio 2008 la flessione delle quantità consumate è stata pari all’ 1,9%, «rafforzando la previsione di una crescita dell’economia italiana vicina allo zero».

Il valore della domanda di beni e servizi a maggio è rimasto invariato rispetto al quinto mese del 2007 per l’ovvio effetto della dinamica dei prezzi (+2,8% annuo). E confrontando i dati, si nota che i maggiori decrementi sono stati registrati proprio dove l’aumento dei prezzi è stato più elevato. Il caro-greggio, per esempio, ha provocato una crescita del costo dei beni e servizi per la mobilità, dalle automobili ai carburanti, del 9,3%, e un crollo delle quantità vendute: -13,5%. Idem per gli alimentari: inflazione al +5%, vendite al -3,3 per cento. Il trend negativo, proprio sui beni di prima necessità, è stato confermato anche dalla Cia, la confederazione degli agricoltori, che ha stimato una flessione tendenziale dei consumi alimentari domestici del 2,5% nel primo semestre dell’anno (-4,8% per i derivati dei cereali e -3,4% per le carni bovine).

Lo studio di Confcommercio dimostra anche che, nei pochi settori in cui i prezzi sono calati come le comunicazioni (-6,9%) e la cura della persona (-3,2%), si è registrato un incremento della domanda (rispettivamente +6,9% e +2,8%). Ma resta il quadro generale di un’Italia costretta a risparmiare anche sul necessario: a maggio la domanda complessiva di beni calcolata dall’Icc è diminuita del 3,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Secondo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, «sarà un 2008 difficilissimo non solo per i consumi delle famiglie ma per tutto il sistema economico che attraversa una crisi strutturale di lungo periodo». Per ridare fiato a una crescita economica asfittica, ha aggiunto, «è necessaria una riduzione della spesa pubblica per liberare risorse necessarie a un abbassamento delle tasse, che stimolerebbe la domanda interna e aiuterebbe gli investimenti delle imprese».

Posizione condivisa dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Siamo di fronte a un calo della domanda internazionale molto forte. Le imprese devono lavorare con i sindacati per andare in direzione di un aumento della produttività e di conseguenza dei salari». La gravità della situazione richiede decisioni importanti anche da parte dei rappresentanti dei lavoratori. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha ribadito l’urgenza di un patto sociale per la crescita che preveda, da una parte, l’aumento delle detrazioni per lavoratori e pensionati, e dall’altra il sostegno alla famiglia attraverso la dote fiscale per i figli e il fondo per la non autosufficienza. Per questo motivo Bonanni ha chiesto una convocazione urgente da parte del governo. Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario della Uil, Luigi Angeletti: «L’ulteriore contrazione dei consumi segnalata dalla Confcommercio conferma l’improcrastinabile necessità di diminuire le tasse».

Carlo Rienzi, presidente del Condacons, propone invece ai commercianti di «liberalizzare i saldi, per far scendere i prezzi al consumo» I margini di manovra del governo, in un contesto internazionale di per sé problematico, sono limitati. Già dal prossimoG8di Tokyo, al quale parteciperà il premier Berlusconi, potrebbe giungere una prima risposta dei Paesi industrializzati, quasi tutte alle prese non solo con il rebus- greggio ma anche con il calo della domanda interna.