I conti dell’asinello

Pescati con le mani dentro il barattolo della marmellata. Solo che in questo caso il barattolo sono le tasche di 57 milioni di italiani, la marmellata «rubata» sono i 35 miliardi di tasse in più decisi nella finanziaria tre settimane fa ed i «birichini» sono Prodi, Padoa-Schioppa, il governo e la maggioranza di centrosinistra.
I dati ufficiali resi noti ieri dall'Istat dicono infatti che nel 2006 il deficit pubblico in rapporto al Pil è stato pari al 2,9%. Questo, ovviamente al netto degli effetti della sentenza europea sull'Iva delle automobili che il governo ha incluso invece nell'indebitamento del 2006 commettendo un palese e banale errore di ragioneria visto che il deficit è un dato di flusso di «conto economico» mentre un debito pregresso è una voce di stock di «stato patrimoniale». In un Paese «normale», al quale da anni aspira l'onorevole D'Alema e non solo, questo errore implicherebbe la bocciatura di qualunque studente all'esame di Stato o la non iscrizione all'albo professionale o, ancora, una sanzione pesante per chiunque vi sia già iscritto.
Va inoltre ricordato che la sentenza europea determina questi effetti di «debito pregresso» perché ha giudicato illegittima la deroga italiana alla sesta direttiva comunitaria europea sull'Iva n. 388 emanata nel 1977. In quell'anno infatti in Italia vigeva, in materia di veicoli aziendali non strettamente legati alle attività strumentali delle imprese, un provvedimento preso nel 1972 con DPR 633. Da quell'anno, l'Italia ha sempre avuto una legislazione in contrasto con l'Europa fino alla conferma di tale stato di illegittimità europea avvenuta con il decreto legislativo n. 313 varato nel 1997 dal precedente governo Prodi, ministro delle Finanze Vincenzo Visco. Ed in ogni caso, questa posta, a differenza delle maggiori entrate del 2006 che sono strutturali e permanenti, è una voce «una-tantum», non ripetibile né quest'anno, né negli anni futuri se non in un importo modesto perché d'ora in poi il regime Iva italiano va adeguato a quanto dettato dalla sentenza dell'Europa.
Sta di fatto in ogni caso che l'Italia nel 2006 ha rispettato il vincolo europeo del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. Il governo Prodi si è stracciato le vesti per mesi e mesi circa lo sfascio dei conti pubblici che ha trovato come eredità del centrodestra e adesso rivendica il ruolo di Mago Merlino perché in pochi mesi di governo e con provvedimenti presi tutti a valere sul 2007, avrebbe avuto lui il merito di questo fantasmagorico risanamento dei conti pubblici del 2006. La verità è che erano bugiardi prima e restano bugiardi adesso.
A questo punto però, debbo anch'io chiedere scusa ai lettori. Infatti negli ultimi tre mesi ho sostenuto più volte ed in più sedi che per rispettare i parametri europei la Finanziaria avrebbe dovuto correggere i flussi del 2007 «soltanto» per 6 o 7 miliardi di euro. La differenza per arrivare ai 42 miliardi di manovra decisi dal governo era ed è pura operazione di potere politico con più tasse per i cittadini e più licenza di spesa per i ministri di questo governo. Ebbene, mi sono sbagliato, scusatemi: la correzione necessaria per il 2007, secondo i dati Istat, è pari a zero visto che già nel 2006 siamo al di sotto del 3%.
Ovviamente anche l'altro corno dello stracciamento delle vesti del governo Prodi e del suo ministro dell'Economia, e cioè il dato circa un Avanzo Primario (deficit al netto degli interessi) negativo, è clamorosamente smentito dall'Istat. A fine settembre infatti il governo aveva indicato un avanzo primario negativo e pari a meno 0,3% del Pil. Con i dati veri risulta positivo e superiore al 2% del Pil. Non è certo un dato totalmente rassicurante visto il macigno di Debito Pubblico che l'Italia ha accumulato negli ultimi 35 anni, ma è certamente più rassicurante avere un più 2% piuttosto che un meno 0,3%, anche perché il primo dato è verità mentre il secondo è menzogna.
Ma anche questa volta, su questo e su tutto il resto, non udremo risposte da parte del governo e della sua maggioranza, anche perché scandalosamente «coperti» da un battage mediatico-televisivo che ieri sera ha nascosto agli italiani la verità citando «soltanto» il dato del deficit al 4,1% senza dire che questo numero comprende gli effetti della sentenza sull’Iva pari all’1,2% di Pil. A questo punto forse il simbolo più appropriato che dovrebbe essere adottato dal centro sinistra per ben rappresentarsi, magari limitato al fantomatico Partito Democratico visto che gli altri non rinunceranno alla Falce ed al Martello, è quello delle tre scimmiette (non vedo, non parlo, non sento) oppure potrebbero riesumare un simbolo usato qualche anno fa che oggi dovrebbe però essere declinato al plurale, dall'asinello ai... somari.
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