"I conti italiani migliorati solo grazie a nuove tasse"

Allarme della magistratura contabile anche sul tesoretto: "Incerta la possibilità che ci sia anche in futuro, non va usato per maggiori spese"

Roma - Il miglioramento dei conti pubblici ottenuto lo scorso anno «è da attribuire per intero a una impennata, né programmata né prevista, della pressione fiscale (passata dal 40,6% del 2005 al 42,3% del 2006) e ad un ulteriore e inopportuno contenimento delle spese in conto capitale, in particolare degli investimenti pubblici. L’incidenza sul Pil della spesa corrente ha invece raggiunto il 40%, con un continuo aumento a partire dal 2000», con un buco nero rappresentato dalla spesa sanitaria. È il giudizio impietoso della Corte dei Conti, contenuto nella relazione sul rendiconto generale dello Stato per il 2006.

Per di più, osserva il magistrato relatore al bilancio, Fulvio Balsamo, è sbagliato utilizzare il tesoretto per maggiori spese in corso d’anno. La possibilità che l’extra-gettito permanga anche in futuro è «incerta». Devono essere perciò escluse «forme di copertura di maggiori spese basate su stime di risorse di dubbia affidabilità: e ciò soprattutto in corso d’anno».

«In queste ore si discute di pensioni: è chiaro che le eventuali decisioni su scalone, scalini e quant’altro potranno determinare un aggravio della spesa», afferma il presidente della Corte, Tullio Lazzaro. Sulla previdenza, la magistratura contabile sottolinea l’eccessiva durata della transizione verso l’assetto a regime della riforma Dini. «La revisione periodica dei coefficienti - osserva Balsamo - è elemento fondamentale, e in mancanza di essa si verificherebbe una crescente incidenza della spesa per pensioni sul Pil». La Corte è favorevole a un adeguamento automatico dei coefficienti, per evitare che la spesa previdenziale continui a crescere fino a sfiorare il 16% del Pil nel 2040. E attenzione a immaginare una facile fusione degli enti previdenziali nel Super-Inps: serve invece «una marcia di avvicinamento progressiva e meditata», dicono in Parlamento i magistrati della Corte nel corso di una audizione. L’«ipotesi massima» di risparmio è di 3,5 miliardi di euro in quattro anni, dal 2008 al 2011.

Dunque, se la finanza pubblica tiene è «merito» dell’aumento delle tasse mentre, spiega il relatore, la Corte è molto preoccupata per una spesa pubblica che aumenta senza freni. La spesa sanitaria nel 2006 ha visto un tasso di crescita del 5,8%, ben superiore all’obiettivo programmatico raggiungendo il 6,9% del prodotto interno lordo. Gli aumenti degli stipendi degli statali sono stati superiori alle previsioni: dal rinnovo dei contratti l’incremento è risultato di poco inferiore al 9%, contro un obiettivo del 4%. Aumenti che, denuncia la magistratura contabile, non sono stati accompagnati da alcuna contropartita sull’incremento della produttività. Le misure di controllo sulla spesa hanno funzionato solo per i consumi intermedi della Pubblica amministrazione. Restano così le ragioni di preoccupazione della Corte sulle dinamiche della spesa nelle grandi aree a rischio: sanità, pubblico impiego, pensioni. E mentre aumenta la spesa corrente, diminuisce drammaticamente la spesa per gli investimenti pubblici, calati di oltre il 40% rispetto al livello del 2003.

Il giudizio della Corte dei Conti sulla finanza pubblica è stato pronunciato, ieri, nell’assenza pressochè totale del governo. Il solo ministro per i Rapporti con Parlamento, Giulio Santagata, ha ascoltato di persona le parole del relatore sul bilancio 2006. Ma non è mancato, nel governo, chi ha immediatamente respinto al mittente le preoccupazioni e le osservazioni della Corte: lo ha fatto il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, definendo «infondate le grida d’allarme sulla spesa pensionistica». Quella della Corte, commenta invece il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, è la denuncia inoppugnabile della condizione economica del Paese; «e un governo serio - aggiunge - dovrebbe tenerne conto».