I conti migliorano ma il governo non ride

Boom delle entrate fiscali in agosto (oltre 17 miliardi). Per Padoa-Schioppa è più difficile arginare i ministri che chiedono una finanziaria «leggera»

Fabrizio Ravoni

da Roma

Il boom delle entrate migliora a livelli record il fabbisogno di agosto. Il disavanzo di cassa del mese passato è stato pari a 7,8 miliardi, contro i 9,12 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Ma il dato sorprendente e da Guinness dei primati è quello relativo al fabbisogno cumulato dei primi otto mesi dell’anno. Scende di quasi 22 miliardi di euro: dai 58,3 miliardi del 2005 ai 36,4 miliardi di quest’anno, lo 0,8% del Pil. Per ritrovare livelli di fabbisogno di cassa così bassi bisogna risalire all’agosto del 2003.
A determinare il risultato dei conti pubblici hanno contribuito - spiega una nota del ministero dell’Economia - il buon andamento delle entrate fiscali e il minor prelievo degli enti locali alla Tesoreria. Il miglioramento sarebbe stato di quasi un miliardo e mezzo superiore se non ci fossero stati i trasferimenti alle Fs (un miliardo) e il finanziamento del progetto per l’aereo caccia europeo.
Il dato, ampiamente positivo, rischia - paradossalmente - di complicare la vita al ministro dell’Economia e al presidente del Consiglio alle prese con la legge finanziaria. La scelta di ridurre la manovra per il 2007 da 35 a 30 miliardi era stata assunta in base a un maggior gettito «strutturale» di 5 miliardi. Da qui, lo sconto. Eppure, le maggiori entrate registrate fino ad agosto sfiorano i 17/18 miliardi di euro (a giugno erano 19,6).
Seppure è chiaro che il dato di fabbisogno fornito ieri è relativo alla cassa, mentre il deficit calcolato per i parametri europei, su cui si costruisce la legge finanziaria, riguarda la competenza; è altrettanto chiaro che le entrate di cassa si scaricano per oltre il 90% sulle entrate di competenza.
E ancora. Visto che le entrate una tantum comprese nel fabbisogno di cassa sono minime (non raggiungono i 3 miliardi), il ministro dell’Economia dovrà spiegare perché lo «sconto» sulla manovra del 2007 è solo di 5 miliardi: circa un terzo del maggior gettito. Eppure, è assai probabile che, conoscendo in anticipo i dati del fabbisogno, Padoa-Schioppa a Telese poteva annunciare una riduzione della manovra maggiore. Ad oggi, in attesa dei dati sull’autotassazione di novembre, almeno 10 miliardi strutturali.
In assenza di dati ufficiali, non restano che le congetture. Padoa-Schioppa non poteva ridurre ulteriormente la manovra (attraverso una forte correzione del deficit tendenziale del 2007), in quanto avrebbe totalmente mandato in soffitta la verifica sui conti pubblici (la due diligence) da lui commissionata appena arrivato a via Venti Settembre. Erano i giorni in cui il ministro ripeteva che le condizioni della finanza pubblica da lui ereditata «erano ai livelli del 1992». Con un deficit di quest’anno che, secondo la due diligence, viaggiava fra il 4,1 e il 4,6%. Livelli lontani dalla realtà, alla luce dei dati del fabbisogno. E che dimostrano come il netto miglioramento dei conti pubblici sia effetto delle misure del precedente governo; visto che l’intervento di correzione sui conti pubblici di quest’anno del governo Prodi è pari allo 0,1% del Pil.
Ora, invece, non solo la finanza pubblica ereditata dal governo precedente migliora a livelli record. Ma questi dati così positivi, invece di facilitare l’azione del governo nella stesura della finanziaria, rischiano di complicarla; sia da un punto di vista politico, sia nei rapporti con Bruxelles.
A questo punto è assai probabile che con la nota d’aggiornamento al Dpef, il deficit di quest’anno scenda dal 4% previsto con il Dpef al 3,6/3,8%. Verrebbe, ovviamente, anche rivisto il deficit tendenziale (quello in assenza di interventi) del 2007. Che a questo punto potrebbe scivolare intorno al 3,6/3,8.
Il miglioramento del fabbisogno, poi, avrà effetti positivi sul debito pubblico. Che, con un colpo solo, può scendere dello 0,5/0,8%. Anche questo merito di chi c’era prima.