I conti non tornano. Il governo prepara il Dpef "fantasma"

Braccio di ferro tra esecutivo e Ragioneria dello Stato: documento senza contenuti. Tensione tra i ministri

Roma - È sempre più probabile che il Consiglio dei ministri di domani approvi solo la «copertina» del Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef). I contenuti e il testo saranno disponibili la prossima settimana. Alla base della scelta, motivazioni tecniche e politiche. Al punto che, a fronte di una domanda secca di Vasco Errani, durante il vertice fra governo e Regioni: «Ma il Dpef lo presentate il 28?». Romano Prodi risponde in arabo: «Inshallah». Vale a dire, sia fatta la volontà di Allah (nonchè titolo di un famoso romanzo di Oriana Fallaci).

Se il presidente del Consiglio sente il bisogno di rivolgersi ad Allah è perché conosce benissimo le tensioni interne alla maggioranza sul Dpef. Al punto che ha convocato per questa sera un vertice politico a Palazzo Chigi con tutti i ministri capidelegazione, proprio per tentare di sciogliere qualche nodo. Nella convocazioni, però, gli uffici della presidenza si erano dimenticati Emma Bonino, invitata all’ultimo momento.

Le motivazioni tecniche alla base di un Dpef fatto solo della copertina derivano dal braccio di ferro fra gli uffici di staff del ministro e la Ragioneria generale dello Stato. Sebbene non sia una legge, e non abbia quindi bisogno della «bollinatura» della Ragioneria, il Dpef contiene un quadro programmatico che dà conto del profilo della finanza pubblica dei prossimi anni. E quel quadro programmatico (la cui tabella, con ogni probabilità, non figurerà fra quelle del Dpef: permetterebbe di scoprire l’ammontare dell’eventuale manovra correttiva) deve essere concordato con la Ragioneria.

Ieri sera questa condivisione di dati e previsioni non era ancora arrivato. Circostanza che porterà Padoa-Schioppa a illustrare al Consiglio dei ministri un testo sufficientemente «oscuro»; non tanto nelle indicazioni delle scelte, quanto nei loro costi. Dai quali dipendono o meno le eventuali manovre di correzione.

Il ministro, davanti alle Regioni, ripete che non serviranno, grazie al buon andamento delle entrate. Anche se ricorda che «ci sono spese urgenti: contratto del pubblico impiego, ticket, infrastrutture» che devono essere finanziate. E ai governatori ripete che quest’anno il deficit passerà dal 2,3% al 2,5%; mentre quello del 2008 scenderà al 2,1%, contro il 2,3% previsto con la Relazione unificata sulla finanza pubblica. Anche se non spiega «come» questi obbiettivi verranno raggiunti. E qualche spiegazione l’aspetta anche il commissario europeo Almunia: seguo da vicino i negoziati - dice - poi commenterò.

Padoa-Schioppa assicura che recepirà il Patto proposto dalle Regioni sulla trasparenza della spesa; ma non nel Dpef, bensì in un nuovo documento che dovrebbe rappresentare un Patto istituzionale fra Stato centrale ed enti locali. E integrato con il disegno di legge sul federalismo fiscale. Provvedimento che dovrebbe essere approvato domani (insieme al Dpef) «salvo azioni di disturbo», commenta Padoa-Schioppa.

E in effetti, le «azioni di disturbo» rientrano fra le motivazioni, questa volta politiche, che potrebbero portare Prodi a far approvare solo la copertina del Dpef. Per attutirle ha convocato per questa sera un vertice politico sul Dpef. Vi dovrebbero partecipare i ministri capi-delegazione; e, forse, anche i capigruppo della maggioranza. La scelta del vertice deriverebbe dalla richiesta mossa da un po’ tutti i ministri di conoscere in anticipo il Dpef. Fabio Mussi ha minacciato di non approvare il Documento se non lo conoscerà in anticipo; prima, cioè, del Consiglio dei ministri di domani. E con lui gli altri ministri che hanno firmato una lettera contro Padoa-Schioppa.

Ma le tensioni interne al governo non deriverebbero solo dalla sinistra massimalista. Anche l’ala centrista della maggioranza potrebbe restare delusa dalla copertina del Dpef. Mancano, per esempio, i riferimenti ai costi per finanziare gli investimenti in infrastrutture; sarebbero assenti i riferimenti al finanziamento della ricerca (dopo i tagli subiti con la Finanziaria); mancherebbero misure per lo sviluppo. E nella maggioranza c’è anche chi critica la scelta di fare un disegno di legge, anziché un decreto, per aumentare le pensioni minime. «Ma se avesse fatto un decreto, forse Prodi non avrebbe superato la fiducia», commenta un ministro fra i più arrabbiati.