I conti in tasca ai trentenni «bamboccioni» per necessità

Hanno tra 25 anni e 35 anni, un lavoro «a tempo», uno stipendio basso - di poco superiore alla paghetta di alcuni adolescenti della cosiddetta Roma-bene - vivono a casa con mamma e papà. E sono tanti: una fetta decisamente cospicua di persone che fa fatica a fare i conti con il carovita capitolino. Li chiamano «bamboccioni», ma, forse, sarebbe più corretto dirli «mille-euristi». E sì perché sono quelli che guadagnano mille euro al mese. Lordi. Quelli che non «lavorano» ma «collaborano», prima in modo coordinato e continuativo, ora a progetto. Un paradosso visto che di «progetti» possono permettersene ben pochi. Non ci vuole molto a capire perché. Basta calarsi nei loro panni. È quello che abbiamo tentato di fare, affrontando i piccoli e grandi ostacoli che incontra chi vuole diventare «grande» e andare a vivere da solo.
Primo punto: la casa. Luogo comune vuole che sia più conveniente pagare un mutuo che un affitto. Così andiamo in banca. Domande e risposte da manuale. No, non abbiamo una busta paga. No, il contratto non è a tempo indeterminato. Sì, guadagniamo proprio così poco: 750 euro circa. «Non si può pagare una rata superiore ad un terzo di quanto si guadagna - ci spiega il funzionario di una banca in Centro -. Quindi, tutto dipende dalla durata del mutuo. Con una rata di 505 euro al mese, comunque superiore al limite previsto, potrebbe avere un mutuo di 70mila euro a vent'anni. Per arrivare a centomila, bisognerebbe pagare 609 euro al mese. Ma poi come fa a vivere?». Giusta obiezione: una rata più bassa? «Con 360 euro al mese - prosegue - potrebbe ottenere un mutuo di 60mila euro a trent’anni». Mentre ancora valutiamo la cifra, aggiunge un dettaglio: «Senza stipendio fisso, per avere un mutuo serve un garante con busta paga».
E allora vai con l’affitto. Tra giornali, siti web, annunci affissi in strada e tam tam di amici e conoscenti, scatta la caccia. Il migliore, ossia il più economico, è un monolocale a Piramide: 15 mq per 500 euro al mese. Dimenticando per un attimo il problema delle due mensilità anticipate che si devono pagare quando si affitta un appartamento, contiamo le spese obbligate: acqua, luce, gas, riscaldamento, rifiuti e condominio, alle quali vanno aggiunte televisione e telefono. Tendendo al risparmio, sono circa 144 euro al mese. Rimangono «ben» 106 euro, nei quali far rientrare i trasporti - che siano macchina o motorino, con assicurazione, bollo e benzina, o tessera dei mezzi pubblici - e il cellulare, perché, quando il lavoro è «a chiamata», bisogna essere sempre rintracciabili. Come minimo, altri 46 euro. In questo modo, ogni mese, si hanno 60 euro per tutti gli altri capitoli di spesa: cibo, igiene personale, abbigliamento e piccoli extra come l’eventuale pagamento della sosta sulle strisce blu o, magari, uno sciroppo per la tosse. La voce intrattenimento non è contemplata.
Niente paura: si può sempre dividere casa con altre persone. Basta guardarsi intorno. Roma è piena di potenziali coinquilini. Il maggior numero di annunci, vista la presenza di studenti fuori sede, si trova nei pressi delle università. La ricerca va di facoltà in facoltà, tra biglietti scritti a mano e fotocopie. Alla fine, troviamo qualcosa che sembra fare al caso nostro: un appartamento di 60 mq all’Appio, da dividere con due studenti. L’affitto a persona è 350 euro al mese. In nero. Tolte le spese - che, grazie alla ripartizione con i coinquilini scendono a circa 113 euro, più i 46 di trasporti e cellulare - rimangono addirittura 241 euro per «godersi» la vita. E risparmiare. Perché, un collaboratore a progetto lo sa bene: il lavoro oggi c’è, domani chissà.