I contrasti dell’Alpe Devero tra locande, rifugi e terme

Con l’Alpe Veglia forma un Parco Naturale Regionale con percorsi situati tra i 1600 e i 1700 metri d’altezza e paesaggi mozzafiato

Lorenzo Scandroglio

La pagina dedicata alle Montagne del Giornale, da oggi, e per tutto il mese di agosto, propone una serie di reportage-proposta fra le grandi montagne con i volti, le storie, i luoghi, le indicazioni pratiche per raggiungerli. Cominciamo dall'Alpe Devero, in Valdossola, alto Piemonte.
Acqua, guide e bricolle

Il gioco di contrasti, da sempre e per sempre, è il sale della vita. Non solo in gastronomia, dove è bello far cozzare miele di castagno e formaggio stagionato. Magari un buon Bettelmat delle valli Antigorio e Formazza. Ma anche in montagna, quando dopo un'escursione all'alpe Devero, si scende a valle e ci si va ad immergere nelle vasche d'acqua calda termale di Premia, frazione Longia di Cadarese. Dicono faccia bene alla circolazione. Se poi ci si va di notte con la luna, allora fa bene all'anima, al cuore, all'umore. Persino all'amore, se il partner è con te.
Noi però eravamo da soli. Allora siamo andati adagio, ammorbidendo il contrasto, e abbiamo fatto tappa in locanda, quella più vecchia e gagliarda dell'alpe Devero, con le travi datate 1887, il legno scricchiolante e un grande camino con le panche laterali. Qui sostarono i vari Coolidge (l'anglo americano che nel 1886 credette di salire il Cervandone per la prima volta e che, si dice, trovò un ometto lasciato da un ignoto precedente salitore), Gerla, Marani. Come dire: la trinità dell'alpinismo ossolano delle origini. Ed oggi chi vi troviamo? Dino Vanini e Tonino Galmarini, ovvero gli eredi.
Dino Vanini, alpinista stimato con all'attivo la prima invernale della «via dei francesi» sul Rosa (era il 1965) e parecchie prime in tutta l'Ossola, ha raccolto il testimone anche di altri pionieri quali Studer, Cust, Fasana, Bonacossa, solo per citarne alcuni. E l'ha passato ad altri grandi dell'alpinismo nostrano, quali Adriano Greco e Silvio Mondinelli detto «Gnaro», dei quali è stato istruttore guida alpina.
Dino e Tonino

Nato nel 1934, Vanini continua a salir montagne e, non di rado, nelle fredde mattinate d'inverno, lo si vede ancora baldanzoso mentre si sgranchisce le gambe con qualche giro dell'anello di fondo della sua Alpe Devero. «Nel 1958 - ci dice con quel suo fare dolce, pacato e masnadiero - ho fatto il “Corso portatori”, che poi negli anni '70 è diventato “Corso aspirante guida”; il corso di guida alpina l'ho fatto nel 1961 ma la mia palestra giovanile è stato l'alpeggio; poi...». Poi? «No, non si può dire perché ha a che fare con le bricolle...».
Intanto il «forestiero» Tonino Galmarini, lui uomo di città trasferitosi quando era sulla trentina su queste montagne percorse poi in lungo e in largo come testimoniano alcune guide da lui curate, questo «omettino coi capelli e i baffi bianchi che assomiglia vagamente ad Asterix», confabula qualcosa contro quelli che chiama i «merenderos», i turisti della domenica, di cui vorrebbe liberarsi e liberarci. Peccato che ci sentiamo un po' chiamati in causa, e non a torto. Pace. Ricambiamo il suo sfogo ricordandogli un memorabile, ed emblematico, ritratto romanzesco che gli ha dedicato lo scrittore e guida alpina Alberto Paleari. Scoppiamo tutti a ridere perché è troppo vero questo «Tonino che nel sonno sta litigando con il consiglio comunale di Baceno per impedire che si costruisca un aeroporto sulla piana del Devero». (Alberto Paleari, La casa della contessa, Cda&Vivalda).
Salutiamo tutti e scendiamo a Premia, senza partner, a immergerci nelle vasche d'acqua calda a cielo aperto, prima che un roboante centro termale metta fine alle nostre piccole terme selvagge. Ma perché non lasciarle - ci chiediamo - queste vasche scanzonate? Quale concorrenza faranno mai a quelle lussuose che apriranno poco più avanti, visto che tanto noi selvaggi non ci andremo mai?
Il parco Veglia-Devero

L’alpe Devero si trova all'interno di un Parco Naturale Regionale che comprende anche la vicina alpe Veglia. Se la prima è frequentata durante tutto l'anno, la seconda solo in estate. Entrambi gli alpeggi sono collocati ad un'altezza media compresa fra i 1600 e i 1700 metri (s.l.m.) nelle Alpi Lepontine Occidentali Italiane. Il Monte Leone, sovrastante l'Alpe Veglia, con i suoi 3552 metri è la massima cima di questa sezione delle Alpi.
È il Cervandone invece, 3210 metri sul livello del mare, la grande montagna dell'Alpe Devero. Devero è stupenda, certo, ma un giro di vite sui mezzi meccanici autorizzati a circolare non guasterebbe. Molte le locande con accoglienza calda ma spartana (da rifugio, per intenderci, spesso senza bagno in camera) sia al Devero che a Veglia. Peccato che al Devero in particolare i week end siano affollatissimi e i giorni infrasettimanali semideserti..
Come arrivare

Autostrada A26 Genova Voltri - Gravellona Toce direz. Gravellona. Dopo Gravellona l'autostrada diventa superstrada. Proseguire fino a dopo Domodossola e uscire a Crodo - Valli Antigorio e Formazza. Una volta arrivati a Baceno prestare attenzione all'indicazione sulla sinistra per l'Alpe Devero. A Devero occorre lasciare l'automobile al parcheggio poco sotto l'Alpe e raggiungere la località a piedi (10 min.). Info: www.alpedevero.it - www.parcovegliadevero.it - tel. 0324.72572
lorenzo.scandroglio@tin.it