«I CORTI» COMETE DI MEZZA ESTATE

È partita una nuova stagione dei Corti su Canale 5 (martedì, ore 23,35), e spiace notare come un'occasione così importante di diffusione di un tipo di filmografia vitale e artisticamente significativa non venga adeguatamente valorizzata. Intendiamoci: onore al merito di Canale 5 che, rispetto ad altre reti generaliste, ha la sensibilità di dare spazio al cortometraggio, mezzo espressivo che ha il coraggio di cercare strade creative originali in un momento in cui il cinema soffre una profonda crisi. Ma è un peccato che ogni anno questa rassegna di Corti venga abbandonata al suo destino, relegata nelle pieghe del palinsesto senza un minimo di «confezione», di supporto non solo promozionale ma anche illustrativo, che consenta al pubblico di farsi un'idea dell'arte del cortometraggio, delle sue caratteristiche tecniche, dei suoi artefici, delle sempre più numerose occasioni (festival, mostre, incontri) in cui i Corti stanno da tempo reclamando spazi e visibilità.
L'altra sera per esempio è andato in onda un curioso lavoro in prima tivù di Fabio Simonelli, intitolato La prossima volta, che ha raccontato con notevole perizia visiva il singolare colloquio in carcere tra una bimba e suo padre, lì detenuto. Sarebbe stata una buona idea far precedere questo Corto da un breve intervento, da una veloce digressione di qualche competente appassionato che desse qualche cenno sulla rassegna appena iniziata, che oltretutto pare avere un tema costante (si intitola «Caro papà») e necessiterebbe di un minimo di inquadramento. Il che consentirebbe di avere qualche notizia sugli autori, sugli attori, sui registi di un mondo ai più sconosciuto ma fertile di iniziative a livello mondiale. Di questa latitanza di informazioni e conoscenze si era già sentito il peso negli anni scorsi, quando vennero mandati in onda Corti prodotti in molti Paesi europei come l'Inghilterra, la Francia, la Svezia, insieme ad altri provenienti dagli Stati Uniti, senza che il pubblico potessse avere un quadro d'insieme. Ormai i Corti meriterebbero, se non qualche «Dossier» come si è sempre fatto a proposito dei film, almeno un minimo di contestualizzazione. Altrimenti restano comete di mezza estate.
Ed è un peccato, perché la maggior parte di questi cortometraggi è fatta bene, ha sorprendenti capacità di emozionare e stupire, e ad essi si dedicano registi esordienti assieme ad altri già noti e rodati. Tanto che, se è sempre più difficile imbattersi in un film davvero bello, è sempre più facile incrociare un cortometraggio che ti lascia a bocca aperta per il taglio spesso singolare del racconto e il felice «tocco» con cui viene sviluppato.