«I costi per mantenere l’alloggio cresciuti del 35% in sei anni»

Colombo Clerici: «Nuova stangata in arrivo per il certificato anti-sprechi»

Lo sconto sull’Ici? «Meglio non cantar vittoria. Per i proprietari di casa sono arrivo nuove - e pesanti - spese». A dirlo è Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, l’associazione dei proprietari di immobili. «Nel giro di tre anni - spiega - chi possiede un appartamento o un negozio e vorrà ricevere contributi pubblici, venderlo o affittarlo dovrà dotarsi anche della certificazione energetica: un esperto dovrà controllare cioè che non ci siano sprechi di energia».
E il conto si preannuncia salato: «La nostra stima - sostiene Colombo Clerici - è che la certificazione costerà come due annualità di Ici, 500-600 euro per una casa di cento metri quadri. La città di Milano, nel suo complesso, dovrà spendere un miliardo di euro». Negli ultimi anni, mantenere una casa è diventato sempre più costoso. «Ici e tassa sui rifiuti dal 2000 a oggi sono rimaste costanti - prosegue -. Sono cresciuti invece i costi di manutenzione. Parlo delle spese per adeguamenti tecnologici, dei controlli sulle caldaie, di quelli sugli ascensori. Aumentare la sicurezza è importante e siamo noi i primi a volerlo. Tutto ciò, alla fine, si traduce in costi aggiuntivi a carico del padrone di casa. Come nel caso dei controlli sugli sprechi energetici sarebbe giusto che Stato ed enti locali venissero incontro alle spese che via via si stanno aggiungendo». Ma di quanto sono cresciuti i costi? «In generale, si può parlare di un aumento delle spese di gestione del 35 per cento dal 2000 a oggi» racconta Colombo Clerici.
Un problema sentito a Milano e in tutta Italia. Da noi, a differenza di quanto succede in altri Paesi come la Germania e la Francia, l'investimento nel «mattone» è sempre stato considerato sicuro. Da qui la quota maggiore di case di proprietà (80 per cento come media nazionale, 64 per cento a Milano) rispetto a quelle date in affitto.
Quanto all’Ici, Assoedilizia torna sulla proposta - fatta anche da Romano Prodi nella campagna elettorale del 2006 - di rivedere (all’insù) gli estimi castali come condizione per abbassare l’Ici. «Le aliquote sono state decise sapendo che venivano applicate a valori catastali sotto quelli di mercato - riprende Colombo Clerici-. Non vogliamo una rivalutazione tout court, meglio renderli più omogenei, riducendo poi le aliquote».