I costi della politica

T e l’avevo già detto: non si fa politica col risentimento. Non si può vivere col libro delle vendette in mano, non si può costringersi a ricordare sempre i vili, i voltagabbana, i forcaioli: altrimenti far politica è impossibile. Tu, Stefania Craxi, hai deciso di farla: e se escludessi coloro che a suo tempo pugnalarono tuo padre, oggi, potresti far politica solo con tuo fratello o a quanto pare neppure con lui. Quindi auguri. Davvero. Ma non ti dispiacerà se continuerò a farti da promemoria. Già ti segnalai, a un tuo convegno del dicembre scorso, il relatore Mario Raffaelli: fu loquace spalla di Claudio Martelli nel pugnalare il Craxi debole e inquisito; e ti segnalai pure Claudio De Albertis, il presidente dei costruttori milanesi che si mise «a disposizione del dottor Di Pietro» a nome degli imprenditori concussi che diedero inizio alla mattanza craxiana. Alla tua assemblea di ieri l’altro, invece, ti segnalo il relatore Sergio Talamo: tuonava contro il giustizialismo per quanto, nel 1992, da presidente dei giovani socialisti della corrente Signorile, chiese la testa di Craxi: in quanto ladro. Ora è lì, con te, perché fa politica. Io son qui, e ricordo, perché non la faccio.