I costumi «fritto misto»

Quando si cambia un tenore formato attor giovane con uno formato Giuliano Ferrara, si deve proprio assegnargli lo stesso costume, pur allargato, e imporgli gli stessi movimenti?
Angioletto È diverso svettare o dilagare: unicuique suum. Vederlo sdraiato sulla tomba, alle ultime battute, in posa da angioletto suscitava qualche dubbio anche in coloro che affermano che la voce è tutto: i quali, peraltro, da Verdi, grande uomo di teatro, verrebbero presi a bastonate.
Regia senza tempo La storia, per il regista, era azzerata. Niente Cinque-Seicento, salvo nei costumi, ma solo perché i costumi storici fanno bellezza. Però mentre bruciano gli eretici la gente deve vestirsi da popolo nell’epoca franchista. Come a dire: tutto il resto ve lo lascio capire, ma qui, a costo di sfidare la bruttezza, e a dare un singhiozzone drammaturgico, ve lo spiego io: Franco uguale Filippo II. Come quell’editore dotato di grandissime qualità ma non proprio colto che diceva: «Il Tolstoi, che l’è poi il Dostoevskij... ».
Inquisizione occhiuta Il Grande Inquisitore è in scena cieco, secondo tradizione. Però entra infilando una porticina micidiale con scalino insidioso, invidiabilmente.
Note ripristinate Muore Rodrigo, intimo del libertario Don Carlo: un colpo di fucile mentre in prigione visita l’amico. Così vuole l’Inquisizione, e il Re, che lo amava e stimava, disperato, esclama: «Chi rende a me quest’uom?». Verdi, in un primo tempo, aveva innescato un lamento meraviglioso, interrotto dall’arrivo del popolo e dell’Inquisitore. Egli stesso ha osato poi tagliarlo, per non frenare il necessario precipitare degli eventi; e ne ha indimenticabilmente usato il tema nel «Lacrymosa» della Messa da Requiem. In una lettera spiega, spiccio: «Erano solo note». Gatti & C. tornano a inserirlo, di testa loro.
Buoni consigli Mi viene in mente una raccomandazione che mi fece una volta il grande romanziere Riccardo Bacchelli: «Se mai le capitasse una volta di scrivere qualcosa di memorabile, si ricordi di buttare via la brutta copia, altrimenti va a finire che le fanno l’edizione critica».