I creditori della Regione in fila Saranno prima pagate le coop

Il capogruppo di Fi Pallone denuncia altre assurdità della stangata a danno delle aziende che forniscono le Asl e gli ospedali: dall’utilizzo esclusivo di fondi statali per i debiti, agli interessi legali del 2,5%

Un’altra mazzata per i fornitori ospedalieri: dopo i ritardi spasmodici nel pagamento dei crediti datati 2006 si dovranno mettere in fila dietro alle Coop prima di vedere qualche soldo. Non bastava che la giunta Marrazzo avesse deciso di procrastinare fino a dicembre 2007 il pagamento dei debiti sanitari e non bastava neppure il veto, imposto per decreto, alla rivendicazione esecutiva che un creditore avrebbe potuto avanzare nei confronti dell’ente regionale. Già, ora il governo Prodi, facendolo passare come misura precauzionale, vuole riprovare a imporre nuovi vincoli per l’accesso al finanziamento previsto per le regioni in deficit. Ci vuole un po’ di dimestichezza con la finanza per far emergere tra quei vincoli le magagne, ma ci si riesce: «Nel corso dell’esame in prima lettura al Senato del decreto legge n. 23 del 2007, che stanzia 3 miliardi di euro per il ripiano dei disavanzi sanitari delle Regioni in maggiore difficoltà, il governo ha presentato un emendamento all’articolo 1 comma 3, ritirato al momento della votazione, fatto proprio dal senatore del Prc Sodano ed approvato dall’Assemblea - spiega il capogruppo regionale di Forza Italia Alfredo Pallone -. Tale emendamento stabilisce che, per garantire il puntuale pagamento dei debiti accertati e consentire l’accertamento delle passività ricomprese nei disavanzi, nelle Regioni che accedono al riparto dei 3 miliardi di euro, tra cui la Regione Lazio, non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive relative ai debiti sanitari; e che tali debiti producono, nel corso della sospensione di 12 mesi, solo interessi legali, a meno che le parti non stabiliscano tassi inferiori. Mentre, il pagamento di tali debiti dovrà avvenire solo utilizzando i fondi statali e regionali destinati al Ssn, dando priorità ai crediti dei lavoratori dipendenti precari o stabili». Insomma, oltre a non poter rivendicare il dovuto facendo leva sull’istituto del pignoramento, i creditori si vedranno riconosciuto al massimo un interesse del 2,5 per cento annuo e, contando che sono 15 mesi ormai che attendono d’essere soddisfatti, questa garanzia risulta oltremodo rovinosa. Ma il peggio deve ancora venire. Prima di incassare il pregresso i creditori delle Asl dovranno attendere che vengano soddisfatti tutti coloro che forniscono servizi, cioè le imprese sociali: quelle cooperative tanto care alla sinistra. Ma tra tutti questi passaggi non mancano altre assurdità costituzionali, contabili e normative come ha individuato il capogruppo azzurro. «Sotto il profilo costituzionale la norma pone dei seri profili di contrarietà al principio del libero esercizio dei diritti e sotto il profilo contabile contrasta con la normativa europea che prevede di eliminare i ritardi nelle transazioni commerciali. Quanto poi al tasso di interesse legale questo rischia di ostacolare la cessione dei crediti alle banche. Ma altra stranezza è l’impatto sulla gestione sanitaria perché - chiosa Pallone - è inammissibile che il decreto precisi che tali debiti dovranno essere pagati esclusivamente con i fondi statali quando le regioni godono di piena autonomia contabile». Ecco però nuove anomalie. Alfredo Pallone incalza sul fatto che «nel testo si parla genericamente di “debiti sanitari”, senza specificare se il periodo di riferimento sia il 2001-2005 disciplinato nel dl o se il riferimento è onnicomprensivo a tutti i debiti sanitari senza scadenza».