I cristiani? Meno «trendy» di una moschea

Non è più solo la retromarcia sul «duomo dei musulmani» - ovvero il progetto di una grande moschea (accantonata quando si è preso atto delle spaccature interne al mondo musulmano). Ora una nuova prova dà la misura dell’ideologismo con cui la sinistra affronta il caso-moschee. Si chiama «Procesion del senor de los Milagros» la grande celebrazione del patrono di Lima, festeggiato in patria e anche a Milano dai peruviani, una delle più grandi e integrate comunità di immigrati.
La festa religiosa, l’altro giorno, è stata celebrata sulla ghiaia dei sentieri di Parco Sempione. Un ripiego, dal punto di vista logistico, per gli organizzatori: «A noi non piace, vorremmo poterlo fare in città, e girare per le vie», ha spiegato Rodolfo Soto, majordomo general della confraternita, fondata nel 1996 e 12 anni dopo riconosciuta - è stata la prima - dalla Curia di Milano. In piazza Del Cannone c’erano 4mila fedeli: hanno portato gioiosamente un altare fittamente decorato di palloncini viola e bianchi, e pregato e cantato. Soto ha annunciato che tornerà a chiedere uno spazio in città per il prossimo anno, ricordando: «Quando l’abbiamo fatta al Duomo lo abbiamo riempito». Soto ha spiegato che la festa serve anche «per far sapere al popolo italiano che siamo vivi e siamo qua», e «limitandola» nel parco, ciò non è possibile. «Piano piano riusciremo a portare la festa di oggi in città - Soto ne è detto convinto - «visto che lo si fa per tante altre manifestazioni». L’ex arcivescovo Dionigi Tettamanzi è andato diverse volte alla celebrazione - ha ricordato Soto, augurandosi «che il nuovo arcivescovo Scola farà lo stesso, perché è molto importante per noi e per la città». I peruviani hanno invitato Comune, Provincia e Regione, «per presentarci - ha spiegato il majordomo - e presto ci rivolgeremo a loro per poter avere un altro luogo, per radunare, in fondo, tutto il popolo latinoamericano, per una festa come in Perù.
L’appello di Soto non ha avuto molta fortuna. Anzi, nessuna. Anche l’ex presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri, ha riconosciuto che «una festa importante, promossa dalla prima confraternita religiosa straniera riconosciuta dalla Diocesi» non può essere schiacciata «all’interno di un’area chiusa». Ma per la sinistra i diritti dei cristiani evidentemente non sono altrettanto «trendy» di quelli di altre confessioni religiose - lo conferma l’indifferenza che riscuotono le persecuzioni dei cristiani in tanti Paesi del mondo.
Non passa giorno, invece, senza che un qualche esponente della giunta, o della maggioranza, non si interroghi sul destino della comunità dei musulmani di Milano, e in particolare dell’Istituto culturale islamico di viale Jenner. Ultimo, in ordine di tempo, il presidente della commissione Urbanistica del Consiglio comunale, Roberto Biscardini, che ha risposto «perché no?» alla domanda su una moschea per il centro di viale Jenner. Lo ha fatto, Biscardini, nel corso di «Libertà di parola» su Lombardia Channel (digitale terrestre), nel corso di una trasmissione dedicata ai diritti dei cristiani copti (altra minoranza ignorata, ma non dalla Lega, o da una parte della Lega). C’erano il presidente della Provincia di Monza-Brianza Dario Allevi, il leghista Massimo Zanello e l’egiziano copto Hana Amged (uno degli organizzatori delle manifestazioni). Tutti e tre hanno reagito con sorpresa a quel «perché no?», facendo presenti i problemi di ordine pubblico e sicurezza. Ma quella risposta automatica è l’ennesima conferma dei riflessi ideologici di chi governa Milano, e non vuole risolvere un problema, ma affermare un principio.