"I cristiani restino in Irak, o prevarranno i terroristi"

Missione di Frattini a Bagdad. Il premier al-Maliki assicura: li proteggeremo con speciali unità di polizia. E il Papa alza ancora la voce per la loro causa

I cristiani in Irak saranno protetti da una speciale unità di polizia e concentrati in alcune zone sicure. Tarek Aziz, invece, l'unico cristiano del regime di Saddam Hussein condannato a morte non verrà graziato così facilmente. La minoranza religiosa e i rapporti economici sono stati i temi nevralgici della visita a Bagdad del ministro degli Esteri, Franco Frattini. «Se i cristiani lasciassero l'Irak sarebbe la vittoria dei terroristi», ha detto il rappresentante del governo italiano. In contemporanea, da Roma, il Papa ha lanciato un forte appello «contro le violenze in Irak, Egitto ed Eritrea" subite dai fedeli di Cristo.
Ieri mattina Frattini ha incontrato il primo ministro iracheno Nouri al Maliki. Il premier ha confermato che in difesa delle minoranze cristiane verrà costituita una commissione parlamentare ed una speciale task force di polizia. Il 31 ottobre sono stati massacrati una cinquantina di fedeli nella cattedrale siro-caldea della capitale per mano dei terroristi di Al Qaida. Il 10 novembre sei persone sono rimaste uccise nel quartiere cristiano di Bagdad. Ieri, durante la visita di Frattini, la stessa sorte è toccata ad una coppia di cristiani. L'Esercito islamico iracheno, costola di Al Qaida in Iraq, ha annunciato che «tutte le istituzioni, le organizzazioni, i centri, i leader e i seguaci del cristianesimo sono obiettivi legittimi».
Il Parlamento di Bagdad, eletto la scorsa primavera, sta lavorando all'individuazione di alcune aree del Paese dove concentrare la minoranza religiosa. La sicurezza sarà garantita da uno speciale corpo di polizia, come ha assicurato il premier Maliki a Frattini. Il presidente del Parlamento, Osama al-Najafi, ha incaricato il capogruppo dei deputati cristiani, Younadim Kana, di formare una commissione che indichi le zone più sicure. Frattini ha incontrato anche il ministro degli Esteri iracheno, Hoshyar Zebari. Il rappresentante del governo ha spiegato che il suo Paese «vuole inviare segnali positivi al resto del mondo costruendo nuove chiese. Non sosteniamo gli incoraggiamenti rivolti ai cristiani di lasciare l'Iraq per l'Europa».
Nel 2003, prima dell'invasione alleata dell'Irak, i cristiani erano il 5% delle popolazione, attorno al milione di anime. Rapimenti, uccisioni mirate e stragi li hanno quasi dimezzati: dei 400mila cristiani di Bagdad i tre quarti sono fuggiti, prima in Giordania e poi in Europa o negli Stati Uniti.
Più arduo per Frattini convincere gli iracheni a risparmiare la vita ad Aziz, l'ex vicepremier cristiano di Saddam, condannato a morte. Zebari ha risposto alla richiesta di clemenza ribadendo che «bisogna rispettare le sentenze della giustizia irachena. Ad Aziz sono stati garantiti tutti i diritti previsti dalla legge». Frattini ha osservato che l'esecuzione di Aziz invierebbe «un segnale negativo» alla minoranza cristiana dell'Irak.
In difesa dei cristiani ha levato la sua voce Benedetto XVI: «Il rispetto dei diritti di tutti è presupposto per la civile convivenza». Ieri mattina il Papa ha invitato i fedeli presenti in piazza San Pietro a pregare, in vista del Natale. «Penso - ha aggiunto - alle tante situazioni difficili, come i continui attentati che si verificano in Irak contro cristiani e musulmani, agli scontri in Egitto in cui vi sono stati morti e feriti, alle vittime di trafficanti e di criminali, come il dramma degli ostaggi eritrei e di altre nazionalità, nel deserto del Sinai». Anche i cristiani copti in Egitto continuano a denunciare vessazioni. Pochi giorni fa sono scoppiati duri scontri con la polizia al Cairo. I cristiani protestavano accusando le autorità di non concedere i permessi per la costruzione di una chiesa.
Il Papa ha fatto riferimento anche al dramma degli ostaggi nelle mani di una banda di tagliagole in Sinai. Un'ottantina di eritrei cristiani volevano raggiungere l'Italia, ma la Libia li ha bloccati. Allora hanno cambiato strada dirigendosi verso Israele. Nella penisola egiziana del Sinai sono stati catturati da una banda di trafficanti di uomini. Per rilasciarli vogliono ottomila dollari a testa, altrimenti li ammazzeranno.
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