I curdi avvertono Ankara: "Lotteremo fino alla morte"

Murat Karaylan chiede stato semi-autonomo come Scozia e Catalogna, ma se la Turchia invaderà il kurdistan iracheno sarà guerra

Roma - Se la Turchia attaccherà il Kurdistan iracheno, tutti i curdi presenti in Iraq e in Turchia si uniranno per combattere fino alla morte. Tuttavia, il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) auspica che la crisi possa risolversi in maniera pacifica e che Ankara accetti di dare vita a uno stato semi-autonomo per i curdi turchi, sul modello di quanto accaduto in Scozia e in Catalogna. Lo afferma il leader del braccio armato del Pkk, Murat Karayilan, in un’intervista al quotidiano britannico Times.

Pronti a combattere «Se l’esercito turco attacca il Kurdistan iracheno combatteremo e resisteremo fino alla morte - dice Karayilan - la guerra non coinvolgerà solo il Kurdistan iracheno, ma anche il Kurdistan turco e le città della Turchia. Per questo noi speriamo che i generali e i politici curdi non diano seguito a questa idea folle». Ieri, il Parlamento turco ha dato il via libera a operazioni militari nel nord dell’Iraq contro i ribelli del Pkk. Il leader curdo è convinto che le autorità turche stiano usando il Pkk come una scusa per attaccare la popolazione curda e per mandare un messaggio di sfida a Washington. «I soldati entreranno in Iraq, ma dove? - si chiede Karayilan - per noi questo significa che forse la Turchia ha alcuni obiettivi militari nel nord dell’Iraq. Comunque, ha soprattutto obiettivi politici».

Stato semi-autonomo «La questione curda in Turchia può essere risolta nella stessa maniera in cui il Regno Unito ha risolto quella della Scozia e la Spagna quella della Catalogna - aggiunge - anche la Turchia può trarre beneficio da una soluzione pacifica. Ma la sua mentalità appartiene al XX secolo». Karayilan chiede quindi alla comunità internazionale di non sostenere Ankara, ma precisa che «noi non chiediamo aiuto a nessuno». Il leader curdo sostiene di poter contare su 7.000-8.000 combattenti, sostenuti da una base di circa 20.000 volontari e simpatizzanti. Il Pkk venne fondato nel 1978 da Abdullah Ocalan, in carcere dal 1999. Chi si unisce alle file del Pkk accetta di non sposarsi e di non avere figli. «Se c’è vita deve esserci libertà - dice Karayilan - se non c’è libertà allora non può esserci vita». Lo stesso Karayilan aderì alla causa curda 30 anni fa, quando frequentava l’Università. «Ho promesso al popolo curdo di impegnarmi per i loro diritti e la loro libertà - conclude - non ho paura della Turchia o dell’esercito turco».