I debiti dei Ds cancellati grazie a Unipol

Risparmiati 535mila euro di sanzioni fiscali grazie al condono di Tremonti

Emanuela Fontana

da Roma

Si ringrazia Unipol, indirettamente anche un pool di banche e ancora, esplicitamente, «un acquirente» che comprando una bella fetta di immobili ha tolto parzialmente dai guai lo scatolone immobiliare dei ds: la Beta immobiliare srl. La nota integrativa della società Beta al bilancio 2004 contiene alcuni interessanti spunti per capire come la Quercia ha ridotto il proprio indebitamento che nel 2001 ammontava a oltre 580 milioni di euro. E per comprendere come questo processo sia stato gestito in gran parte dalla società controllata Beta ora in liquidazione grazie all’intervento di banche e costruttori, alla consulenza di Unipol merchant, e grazie al condono tombale inserito in finanziaria dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Un condono tanto contestato dal partito di Piero Fassino e Massimo D’Alema, che però è stato pronto a condonare il condonabile (oltre un miliardo delle vecchie lire) quando si è presentata l’occorrenza. Bisogna partire con ordine, dalla decisione della Beta di liberarsi del patrimonio immobiliare per ripianare i debiti, che sono poi anche parte dei debiti dei ds, che controllano la società (le quote sono divise tra sede centrale e federazioni locali.
Il pool bancario. La società Beta, si ricorda nella relazione allegata al bilancio ds, è stata posta in «liquidazione volontaria con delibera dell’assemblea straordinaria del 29.5.2003». Pur partendo da debiti largamente superiori ai 100 milioni di euro, la Beta ha chiuso la prima parte della liquidazione con 43.098.536 euro di saldo positivo. Non sufficiente, però, a ripianare i «buchi» del passato, tanto che «il patrimonio rimane negativo per euro 7.154.255».
La prima operazione dei liquidatori è stata «liberare il patrimonio della società dalle ipoteche iscritte nel 1996-97 e 2000 su tutti gli immobili di proprietà della società oltre che su immobili di terzi datori». Il pool di banche: «Carisbo, Monte dei Paschi di Siena, Banca Intesa e Capitalia». Il debito: «oltre 130 milioni di euro».
L’acquirente. Questa operazione, si scrive, è stata resa possibile «negli ultimi giorni del 2003 con la cessione di un primo blocco significativo di immobili a un unico acquirente, che ci ha permesso di ottenere la chiusura della parte più corposa del debito bancario». Non viene descritto il tipo di rapporto tenuto con le banche nel dettaglio, alcune delle quali peraltro fornirono uno sconto di 44 milioni di euro ai ds (su un blocco complessivo di 88 milioni di euro di debito). L’identità dell’acquirente che ha risolto molti guai alla Beta compare invece all’ufficio ipoteche di Roma: la società che nella Capitale ha rilevato dodici immobili in un solo atto del 23 dicembre 2003 è la Tosimmobiliare trading, della famiglia Angelucci, editori dei quotidiani «Libero» e «Il Riformista». Tra gli immobili ceduti agli Angelucci a Roma ci sono locali in via Trinità dei Pellegrini, piazza Campitelli, via del Conservatorio e via Aracoeli.
L’operazione chiave. Nel 2004 è stato individuato un altro grosso acquirente a cui sono stati venduto cento immobili per quasi 7 milioni di euro. Altri 8 milioni di euro circa sono arrivati da ulteriori vendite, per un totale di circa 16 milioni. Briciole rispetto al debito pregresso. Sembra chiaro da questa relazione che il vero «sblocco» dei debiti sia arrivato dalla transazione compiuta dall’advisor, Unipol Merchant, intermediario con il pool bancario, grazie all’intervento degli Angelucci.
Il ruolo di Unipol merchant. Un passaggio particolare della relazione dei liquidatori di Beta viene dedicato all’advisor. Nel documento non ne viene citato il nome, ma è Unipol Merchant, banca d’affari di Unipol e di cui erano presidente e vicepresidente Giovanni Consorte e Ivano sacchetti. La conferma si trova sul sito di Unipol Merchant, tra le attività svolte: «Assistenza a Beta immobiliare nella trattativa con il ceto bancario per la ristrutturazione-estinzione del debito». Nella relazione della Beta i liquidatori scrivono a proposito della banca d’affari diretta da Consorte: «Va evidenziato che il successo ottenuto in questa delicata fase iniziale, propedeutica per il proseguo della liquidazione, è in gran parte dovuto all’ausilio e alla consulenza di un advisor finanziario, che ci ha continuamente assistito».
Il condono di Tremonti. La Beta Immobiliare nel 2004 si è avvalsa del condono tombale «per l’anno 2002, ottenendo così un risparmio, in termini di sanzioni, di 535.520 euro». E’ il tanto contestato (dalla sinistra) condono del ministro Tremonti. Ma le marachelle del passato con il fisco sono state tante che nel corso del 2004 e nel 2005 sono piovute sulla società del partito di D’Alema e Fassino «cartelle esattoriali per omessi versamenti per 1.200.000 euro».