I deputati si riprendono l’aumento di 300 euro congelato da Bertinotti

Calderoli svela il blitz: "Con la fine della legislatura quei soldi saranno restituiti con tanto di interessi". Poi denuncia: "Volevano cambiare le regole per dare la pensione anche agli ultimi arrivati"

Roma - Onorevole Calderoli, provi a spiegare bene questa storia che anche i parlamentari di prima nomina riescono a maturare le pensione, nonostante lo scioglimento anticipato delle Camere. Ha visto che i questori di Camera e Senato hanno smentito?
«Innanzitutto vorrei capire perché hanno smentito i questori del Senato una misura che riguardava la Camera. E poi, voglio davvero sapere da questi signori se la soluzione che ho denunciato fosse o no sul tavolo».

Lo era?
«Certo che lo era. E ci sarebbe anche rimasta se non avessi segnalato il caso».

Ma come nasceva?
«Da un po’ di tempo, qualche senatore era venuto da me preoccupato per la fine anticipata della legislatura. E mi aveva segnalato che alla Camera erano corsi ai ripari. A Palazzo Madama si matura la pensione dopo 2 anni sei mesi e un giorno. A Montecitorio - mi hanno detto i senatori - hanno abbassato il tetto a due anni e un giorno».

E come sarebbe stato possibile?
«Va detto che la norma che modifica i tempi per andare in pensione è stata introdotta nel 1997 e mai applicata, in quanto le altre due legislature si sono chiuse al loro compimento naturale. Quindi, non c’è stato bisogno di applicare la norma sui due anni sei mesi e un giorno».

E questa volta cosa sarebbe avvenuto?
«Che nel prossimo ufficio di presidenza della Camera si sarebbe dovuta discutere una misura interpretativa che modificava la norma che autorizzava la pensione a quei deputati di prima nomina dopo due anni e un giorno. Sarebbe stata - questo era l’accordo - una misura una tantum, da applicare solo per questa fine anticipata di legislatura. In altre parole, venivano cancellati 6 mesi».

E perché?
«Perché con la proclamazione delle elezioni il 13 e 14 aprile, e la convocazione delle nuove Camere per il 29 aprile, scattavano appunto i due anni e un giorno: guarda caso il tempo necessario ai deputati di prima nomina per avere diritto alla pensione».

Ora, però, questo stratagemma è saltato...
«Certo. Ma in parte me lo aspettavo che dopo la mia denuncia sarebbero corsi ai ripari. Ma non sarebbe meglio applicare ai parlamentari il meccanismo del sistema contributivo? Tanto fai il parlamentare, tanti contributi versi, tanti ne incassi. Al di là dei limiti. Ma non sa cos’altro hanno combinato alla Camera? Adesso voglio vedere se mi smentiscono anche questa volta».

Prego. Di cosa si tratta?
«Vorrei sapere se hanno il coraggio di smentirmi che sempre in un recente ufficio di presidenza si era discusso di far risultare come se si fossero fatti tre anni di legislatura i due anni e un giorno. E non ho finito».

È stata adottata qualche altra soluzione «ponte»?
«Peggio. Ricorderà come anche la Camera abbia deciso di non far scattare l’aumento di 300 euro ai deputati?».

Certo. Era un’iniziativa che partiva dal Senato.
«Bene. Il Senato ha bloccato gli aumenti. Insomma, non ci sono e non ci saranno. Alla Camera hanno fatto qualcosa in più. Tecnicamente, quell’aumento è stato congelato».

Che vuol dire un aumento «congelato»?
«Che da un punto di vista pratico, i 300 euro fanno parte della busta paga, ma non vengono erogati. Ma fino al termine della legislatura».

Adesso la legislatura è finita. Cosa succede?
«Che quell’aumento congelato, verrà scongelato. Vale a dire che i deputati si vedranno restituiti i 300 euro di aumento con gli arretrati. E poi parlano di risparmi per l’election day. E questo non è un aumento del costo della politica? Roba da Casta».