I deserti dove batte un cuore marziano

Nell’altopiano di Flinders gli scienziati riproducono le condizioni di vita sul pianeta rosso in vista di una missione Nasa

Chilometri e chilometri di terra che sembrano Marte. Stesse condizioni ambientali e climatiche, stessa landa desolata, stesso senso di straniamento: spesso il deserto si trasforma nel luogo ideale per gli esperimenti tecnologici.
È questo che ha convinto un gruppo di scienziati a trasformare la parte più remota del deserto australiano, situato nell’entroterra a nord della città di Adelaide, in un angolo del pianeta rosso. Per trovare una base adatta ai loro esperimenti, non hanno dovuto cercare troppo a lungo, in quest’angolo di terra sterminato, e hanno trasformato un edificio comune da queste parti, un capannone per tosatori di pecore, situato nei pressi del villaggio di Arkaroola, in una stazione di ricerca spaziale. E ora, nell’altopiano desertico di Flinders, periodicamente un gruppo di biologi, geologi, ingegneri e psicologi va a fare prove di sopravvivenza extraterrestre, in vista di una missione programmata dalla Nasa per il 2030. Perché, per poter pensare a un eventuale insediamento umano, in un futuro non si sa quanto ancora lontano, è necessario esercitarsi senza tralasciare alcun dettaglio. E la terra rossa australiana offre la possibilità di riprodurre condizioni uniche al mondo.
Per pensare anche solo di muoversi sulla superficie del pianeta rosso, sarà necessario un abbigliamento speciale. Ed è per questo che il primo esperimento ha riguardato la tuta che ognuno di noi dovrebbe indossare per fare due passi nell’eventualità di una visita marziana: si tratta di un indumento speciale, che utilizza una «contropressione meccanica alternativa» per compensare l’effetto della minore pressione atmosferica di Marte. Non solo. L’abito dovrà essere corredato anche da un paio di guanti speciali per affrontare le insidie del pianeta.
Ma il remoto altopiano di Flinders non è l’unico deserto australiano ad essere sfruttato dagli scienziati per provare come si vive su Marte. È stata sperimentata anche la traversata a piedi del deserto di Simpson, il più arido e inospitale dell’Australia, che copre la parte centrale del Paese, estendendosi a Sud-Est del Territorio del Nord e su parte del Queensland. L’impresa è stata compiuta da un volontario, un italo-australiano: Rob Porcaro, questo il suo nome, ha percorso 520 chilometri in un paesaggio davvero proibitivo, con l’obiettivo di capire come potranno essere le condizioni fisiche e psichiche di chi avrà di fronte il medesimo panorama, su un altro pianeta. Ma la traversata è servita anche a misurare l’impatto dell’isolamento e della fatica sulle capacità decisionali di chi un domani dovrà affrontare una missione su Marte.