I destini dell’Italia? Si giocano in Puglia

L'Italia è nelle mani del sud e il sud è nelle mani dei pugliesi. Non lo dico per autocompiacimento etnico. Lo dico a ragion veduta. La Puglia è da quest'anno leader nazionale nel turismo. La speranza della sinistra italiana è affidata a Nichi Vendola da Terlizzi, leader emergente nel Pd. Sul versante opposto il piano per il sud è affidato al ministro (...)
(...) Raffaele Fitto da Maglie. Le polemiche sul sud e l'unità d'Italia sono animate da Pino Aprile da Gioia del Colle, in testa alle classifiche librarie con la sua controstoria in difesa dei terroni. Il meridionalismo è affidato a economisti pugliesi come Gianfranco Viesti, il pensiero meridionale non è più a Napoli ma a Bari, a cominciare da Franco Cassano (e finire al mio Sud), la casa editrice leader del sud è di Bari, Laterza, c'è una fiorente narrativa pugliese e ambientata in Puglia; il re del gossip, Roberto d'Agostino, è di Trani e proviene dall'unica scuola meridionale che ha sfondato in tv con una sua filosofia pop: quella di Renzo Arbore, da Foggia. La leadership della musica etnica è oggi in Puglia, con la taranta più la pizzica, e una festa popolare da paura. La leadership del cinema etnico è oggi in Puglia, con una ricca filmografia che va da Sergio Rubini a Checco Zalone, passando per Piva, Gifuni, Winspeare, Cirasola, Solfrizzi, Ciardo, e altri di sicuro ne dimentico. Persino Ermanno Olmi, il bergamasco che ha dedicato fior di film alla sua terra, si è convertito alla Puglia e mi ha detto alla masseria Il melograno che girerà un film in Puglia; anche l'iraniano Abbas Kiarostami farà altrettanto. E nonostante il calo dei devoti, il primato dei pellegrinaggi italiani è in Puglia da Padre Pio; non c'è santo che tenga, ha battuto perfino la Madonna. Come un tempo con San Gennaro, c'è gente che chiede a Gesù Cristo d'intercedere per avere il miracolo da San Pio.
Mentre Napoli e la Sicilia sfornano libri sul brutto sud, da Gomorra ai criminali di Montalbano, in Puglia si tentano discorsi costruttivi sul sud, o si rivendica con Aprile l'orgoglio terrone contro l'unità, una bandiera fino a ieri nelle mani di campani, calabresi, lucani e siciliani. La Puglia è l'unica grande regione del sud in cui a citarla non segue l'immagine della criminalità organizzata, Mafia, camorra e 'Ndrangheta, che qui sono importate come nel resto d'Italia: i ladri e i delinquenti certo non mancano, anzi, c'è l'abbozzo di organizzazione criminale dal nome magnifico di Sacra corona unita. Ma se dici Puglia la faccia della gente si illumina di frisella; e poi riso patate e cozze, masserie, ulivi e mare, pesce crudo, olio e via dicendo. Al peggio, pensa alla D'Addario, Frisullo e Tarantini. Ma la fama di Zoccolandia giova al turismo...
Non c'è uno a cui io abbia citato la mia provenienza e non abbia detto: bella la Puglia, si mangia bene, sono stato quest'anno in Puglia oppure ci vado ormai da anni, o ci andrò adesso; fino a qualche anno fa ti rispondevano parlando come Lino Banfi. Trullalero che riscatto. La Puglia è una terra così felice che è l'unico posto al mondo dove un cimitero ha chiuso per assenza totale di utenti ed è stato riconvertito in un giocoso campo da tennis: parlo di Torrepaduli, frazione di Ruffano, nel Salento, specializzato in tamburelli. Vollero un cimitero ma nessuno poi volle inaugurarlo e soffrire da morto di solitudine; così il camposanto si è chiuso, come se la Puglia sfiori l'immortalità... Ma prima che arrivi qualche cretino a stabilire la superiorità razziale dei pugliesi su tutti i popoli e che sorga una specie di Hitler alle cime di rape, diciamo che la Puglia ha problemi come tutto il sud e il resto d'Italia: disoccupazione, aziende che chiudono per la crisi economica, brutture di periferia, malavita, malasanità, un governatore poeta che amministra la regione con endecasillabi e non con efficacia, anche se sa vendere benissimo ciò che fa.
La Puglia oggi è la testa del sud, ed è l'unica regione meridionale che parla all'Italia, senza sparare. Ma basta con Cicero pro domo mea, anzi pro loco.
Torno al problema vero. A sud si gioca la partita politica del nostro Paese, lo dicono ormai in tanti. Le regioni del nord esprimono da anni un compatto orientamento favorevole alla Lega e al centro-destra. Le regioni del centro nord assegnano ancora la preferenza alla sinistra, nonostante il crollo. Il sud invece, è l'ago della bilancia, oscilla tra due, tre strade: il sud fu la roccaforte della dc e dei conservatori, poi passò compatta alla sinistra, oscillò tra Mastella e Di Pietro, ora è il terreno di coltura dei finiani e dei casiniani e di piccoli movimenti ad personam come Io sud della Poli Bortone (A Bari dicono: io sud' peccè face calde). Il sud trascina Roma più di quanto sia trascinato. La partita si gioca qui, ci vuole un piano grande e ambizioso, non prendete sottogamba il sud, serpeggia malumore e oggi non si esprime con qualche masaniello ma con l'emigrazione interiore, la disaffezione, il separatismo mentale prima che locale. C'è persino un micropatriottismo che sogna la repubblica salentina, il colpo di tacco, come qui si dice alludendo alla punta estrema della Puglia e d'Italia. È la vendetta del sud, considerato come una palla al piede, la vergogna e il malvivente d'Italia. Anche il crescente dissenso nei confronti del compleanno d'Italia, i prossimi 150 anni, è il segno di una reazione all'egemonia padana. Una reazione-imitazione, quasi una forma di leghismo rovesciato che tanto più inveisce contro i nordici quanto più li emula e a volte li supera in rozzezza e invettive antitaliane. Il primato sudista della Puglia è solo una reazione naturale dell'organismo meridionale, che avendo perso le sue capitali storiche più prestigiose, Napoli e Palermo, si affida naturaliter a terzi, come la Puglia. Che la sa lunga, come si può vedere dal suo aspetto fisico longilineo e il suo profilo molto navigato. Non buttate a mare il sud, perché annegate pure voi.