I detenuti «arrestano» il campionato

Stefano Zurlo

L’ormai ex direttore la prende con filosofia. E con un filo di perfidia: «Io sto sulla riva del fiume ad aspettare». Per ora Alberto Fragomeni, numero uno detronizzato del carcere di Opera, si gode lo spettacolo. Davvero curioso: agli agenti, almeno un centinaio, che hanno organizzato un sit-in per spedirlo via, si oppongono i detenuti calciatori che hanno improvvisato uno sciopero del campionato tutto per lui. Sì, gli undici del Free Opera, la formazione inventata e di fatto commissariata dal vulcanico Fragomeni, domenica non è scesa in campo per solidarietà con il presidente defenestrato. Attenzione: non stiamo parlando di una partita amatoriale o benefica, ma del campionato di seconda categoria. In calendario c’era il match fra il Leone XIII, penultimo in classifica, e la formazione di Fragomeni che naviga in acque più tranquille. I ragazzi sono rimasti in cella e ora andranno incontro all’inevitabile 3 a 0 a tavolino. Insomma, nel penitenziario che ospita circa 1500 detenuti, compreso il boss Totò Riina, tira una strana aria. E sembrano invertite le parti: le guardie tifano contro Fragomeni, i reclusi sono per lui. Certo, è impossibile dare dati certi ma questo è il messaggio che filtra dalle mura della fortezza costruita in fondo a via Ripamonti, a poca distanza dallo Ieo di Umberto Veronesi. Qualcuno maligna che a protestare siano solo i ragazzi del Free Opera, una casta ultraprivilegiata all’interno di Opera e può anche essere che sia così. Ma il clima surreale rimane e del resto il Free Opera, che in terza categoria aveva addirittura una deroga per poter disputare tutte le partite in casa, è solo il fiore all’occhiello di una gestione forse sopra le righe ma per molti aspetti positiva e innovativa. Fragomeni ricorda solo un dato: «Negli ultimi due anni non si è registrato nemmeno un suicidio». Gli agenti rispondono citando la deregulation imperante: incontri ad alto livello erotico fra detenuti, cellulari in cella, favoritismi.
Il provveditore regionale Luigi Pagano cerca però di circoscrivere l’incendio: «E’ esplosa una crisi di incompatibilità fra il direttore e gli agenti, ma ora la situazione sta tornando verso la normalità». Fragomeni aspetta.