Per i detenuti vacanze-lavoro: in 50 puliranno strade e parchi

Trentasette vengono dal carcere di Bollate, dieci da quello di Opera e un paio dalla casa circondariale di San Vittore. Sono i 50 detenuti con un fine pena breve (dai 4 ai 6 anni), ammessi a svolgere impieghi esterni o in permesso premio, ai quali verrà consentito di lavorare quotidianamente fuori dalla struttura carceraria a cominciare da domani, giorno di Ferragosto, fino al prossimo 31 gennaio, per la pulizia di strade e parchi. Il progetto «Recupero patrimonio ambientale» avviato nel 2004 dall’allora capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) Giovanni Tinebra (oggi sostituito da Franco Ionta) ha trovato nel nuovo ministro della Giustizia Angiolino Alfano un grande sostenitore, deciso a dare ulteriore impulso all’iniziativa. E com’era prevedibile Milano - i cui detenuti domani verranno impiegati in una quarantina di Comuni della zona del parco delle Groane, tra il santuario di Ornago, Santa Sofia e Cavenago Brianza - sin dall’inizio aveva fatto da apripista. A partire dal 2004, infatti, l’iniziativa - appoggiata e sostenuta in prima battuta dal provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Luigi Pagano, dalla direttrice del carcere di Bollate Lucia Castellano, dal Cem Ambiente Spa e da Banca Prossima - era continuata sino al Natale scorso (fu sospesa solo nel 2006, anno dell’indulto) e, dopo l’accordo «cittadino» siglato con l’assessorato comunale ai Servizi Sociali e Amsa (Azienda milanese servizi ambientali) lo scorso 24 aprile per la pulizia dei parchi e dei cimiteri Maggiore e Monumentale, è ripresa puntualmente ad agosto. Domani, infatti, sei dei detenuti che normalmente lavorano con Amsa con contratti di sei mesi estendibili fino a un anno e la garanzia di uno stipendio mensile di mille euro verranno «prestati» all’iniziativa nell’hinterland.
«Lo scopo finale di questo tipo di progetti è quello di creare, anche se l’espressione può sembrare un po’ anomala, una sorta di grande agenzia di collocamento che sviluppi e ampli la sfera dell’esecuzione penale esterna - spiega Pagano -. Tutto questo per dare maggiore dignità alla pena, ma anche per favorire il reinserimento sociale dei detenuti e creare dei veri e propri prolungamenti nel territorio delle carceri di cui sono parte integrante, con annessi e connessi. Se gli enti locali e la Regione non ne approfittassero, investendo così proprio sul territorio, per loro sarebbe un pessimo affare».
Anche la polizia penitenziaria, i cui agenti vigileranno sui detenuti al lavoro, hanno espresso la loro approvazione attraverso il Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria). «La polizia penitenziaria esplica così il proprio duplice ruolo - conclude Pagano -: accompagna i detenuti nel corso del reinserimento sociale e, contemporaneamente, tutela l’ordine e la sicurezza».